Che ne sai tu della fame?

cropQuesto post è un tentativo di fornire una base comune di conoscenza di fatti e termini che aiuti a capire e giudicare quello che succederà nei prossimi giorni, durante il World Summit on Food Security che si apre lunedì a Roma. Si tratta di una libera traduzione della FAQ sul problema della fame e della sicurezza alimentare tratta dal sito ufficiale della FAO.

Non mi interessa in questa sede discutere di quello che fa o non fa questa organizzazione, perché chi mi conosce sa che sarei di parte, ma l’importanza che ha il tema della fame e della sicurezza in sé. E’ importante capire che occuparsi della fame nel mondo non è solo una questione di solidarietà o beneficienza, ma è il problema principale del mondo globalizzato. L’insicurezza alimentare e la denutrizione sono strettamente collegati con tutti gli altri grandi problemi come lo sfruttamento, le guerre, la mancanza di democrazia e le minacce ambientali. I governi che continuano ad ignorare o trattare con sufficienza e paternalismo il tema della fame cronica e dell’accesso all’acqua potabile, non possono sperare di essere credibili nell’affrontare temi come il governo delle migrazioni o lo sviluppo di una green economy.

Il cibo è prodotto in abbondanza ed è sufficiente a sfamare tutti, ma mentre alcuni milioni di persone soffrono di sovranutrizione e devono distruggere buona parte della sovraproduzione, molti di più non sanno se e come avverrà il pasto successivo, manca loro l’introito calorico minimo indispensabile.

Ed ora la traduzione della FAQ:

1. Che cos’è la fame cronica?

Le persone che soffrono di fame cronica sono sottonutrite. Non mangiano abbastanza per avere l’energia necessaria a condurre una vita attiva. La sottonutrizione rende difficile studiare, lavorare o effettuare attività fisiche. La sottonutrizione è particolarmente pericolosa per le donne e per i bamabini. Il loro sviluppo mentale può avvenire più lentamente. Il perdurare della fame indebolisce il sistema immunitario e rende le persone che ne soffrono più vulnerabili alle malattie e alle infezioni.

Ogni giorno milioni di persone nel mondo (più di un miliardo nel 2009) mangiano il minimo indispensabile per tenersi in vita e vanno a dormire non sapendo se il giorno dopo riusciranno a mangiare abbastanza.

L’incertezza sul come procurarsi il pasto successivo viene definita “insicurezza alimentare”. La FAO definisce l’insicurezza alimentare come:

Una situazione che esiste quando una persona non ha accesso ad una quantità di cibo sicuro e sufficiente alla crescita e sviluppo normali e ad una vita attiva e salubre“.

2. Chi è più a rischio di fame?
Ci sono principalemnte tre gruppi che rischiano maggiornamente: i poveri rurali, i poveri urbani e le vittime di catastrofi.

I poveri rurali
La maggioranza delle persone che non si nutrono a sufficienza vivono in comunità rurali povere in paesi in via di sviluppo. A molti mancano elettricità ed acqua potabile. Educazione e servizi sanitari sono spesso di bassa qualità.

Le persone che soffrono di maggiore insicurezza alimentare nel mondo sono spesso coinvolte direttamente nella produzione del cibo. Coltivano i loro raccolti in piccole porzioni di terra, allevano animali e pescano. Fanno quel che possono per sfamare le loro famiglie e guadagnare qualcosa ai mercati locali.

E’ un duro lavoro ed è difficile mettere da parte qualcosa per fronteggiare le emergenze. Anche quando c’è cibo a sufficienza, la minaccia della fame è sempre presente.

I poveri urbani
I poveri urbani producono pochissimo cibo o non ne producono affatto e spesso non hanno i mezzi per comprarlo. Le città sono in continua espansione. Nel 2000, circa 2 miliardi di persone vivevano in città; entro il 2030 questa cifra sarà più che raddoppiata. Con l’espansione delle città e la migrazione dalle zone rurali, il numero di poveri urbani crescerà. Il problema della fame nelle aree urbane sarà sempre più grave.

Le vittime delle catastrofi
Ogni anno inondazioni, siccità, terremoti e altri disastri naturali, per non parlare dei conflitti armarti, causano vaste distruzioni e forzano le famiglie ad abbandonare le loro case e le loro fattorie. Le vittime di catastrofi sono spesso minacciate non solo dalla manutrizione, ma dal pericolo di morire di fame letteralmente.

3. Dove vivono gli affamati
La maggior parte vive nei paesi in via di sviluppo, ma la fame si annida anche nel mondo industrializzato. L’area dell’Asia e del Pacifico raccoglie il maggior numero di affamati, ma l’Africa sub sahariana ha la maggiore incidenza di fame, con un sottonutrito ogni tre abitanti.

Ecco i numeri relativi al 2009:

  • Africa Sub Sahariana: 265 milioni
  • Asia e Pacifico: 642 milioni
  • America Latina e Caraibi: 53 milioni
  • Medio Oriente e Africa del Nord: 42 milioni
  • Paesi sviluppati: 15 milioni

4. Da quando la FAO ha cominciato a contare gli affamati?
Le prime statistiche sulla fame raccolte dalla FAO risalgono al periodo 1969-1971, qunado 878 milioni di persone erano classificate come affamate. Le statistiche più recenti sono basate su metodologie diverse, quindi non sono confrontabili. Negli scorsi 40 anni, il numero di affamati è sempre rimasto sopra gli 800 milioni. Dopo qualche successo di riduzione della fame nel mondo, la malnutrizione è andata aumentando costantemente dal 1995-1997, con un significativo aumento nel 2009, in seguito alla crisi economica e finanziaria. Oggi la FAO stima che siano circa 1020 milioni.

5. Come si può ridurre la fame?
Oggi il mondo nel suo complesso produce cibo a sufficienza per tutti, ma molti non vi hanno accesso.

C’è un ampia evidenza che un rapido miglioramento nella lotta alla fame sia possibile applicando una duplice strategia che affronti contemporaneamente le cause e le conseguenze della povertà estrema e della fame. Da una parte servono interventi per aumentare la disponibilità del cibo e il reddito dei poveri, dando sviluppo alle loro attività produttive. Dall’altra applicare programmi d’intervento per dare alle famiglie più bisognose accesso immediato e diretto al cibo.

Un sistema globale dell’alimentazione ha bisogno di un miglior governo sia a livello nazionale che internazionale. Nei paesi a maggior rischio di malnutrizione le istituzioni devono farsi carico del problema in base al principio del Diritto al Cibo Adegauto. Queste istituzioni devono promuovere la trasparenza e la responsabilità, il coinvolgimento e la reosponsabilizzazione dei poveri e il loro coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano.

6. Quali sono gli obiettivi per la riduzione della fame?
Sono stati posti due principali obiettivi: quello sancito dal World Food Summit e il Goal 1 del Millenium Development Goals.

Il World Food Summit del 1996
I Capi di Stato dei paesi convenuti al World Food Summit a Roma nel 1996, si sono impegnati a ridurre a metà il numero degli affamati nel mondo entro il 2015. La FAO usa la media del periodo 1990-1992 come base per l’osservazione dei progressi fatti verso questo obbiettivo (circa 850 milioni di persone). Dunque l’obiettivo del World Food Summit è di ridurre di 425 milioni il numero di affamati entro il 2015.

I Millenium Development Goals
Nel 2000 i Capi di Stato si sono riuniti presso l’ONU a New York nel Millenium Summit per riaffermare il loro impegno nella riduzion della fame. Il Goal 1 ridefinisce l’obiettivo di riduzione della fame come la riduzione a metà della proporzione di persone affamate nell’arco di tempo tra il 1990 e il 2015. Piuttosto che definire un numero assoluto da raggiungere, questo obiettivo tiene conto delle dimensioni future della popolazione globale.

7. Cosa fa la FAO per combattere la fame?
Ottenere la sicurezza alimentare per tutti è al cuore degli sforzi della FAO. Tutte le persone devono sempre avere accesso fisico ed economico a cibo sicuro, sufficiente e nutriente in modo da soddisfare i loro bisogni dietetici per condurre una vita attiva e salubre.

Il mandato della FAO è di elevare i livelli di nutrizione, migliorare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita dell’economia mondiale. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, la FAO fornisce assistenza per aiutare le popolazioni e le nazioni ad aiutarsi da sole. Se una comunità vuole migliorare i propri raccolti, ma le mancano le competenze tecniche, la FAO fornisce loro strumenti e tecniche semplici e sostenibili. Quando un paese passa alla privatizzazione delle terre, la FAO fornisce assistenza legale per fluidificare la transizione. Quando una siccità spinge un gruppo già vulnerabile sull’orlo della fame, la FAO mobilita gli interventi necessari. In un mondo complesso di esigenze in competizione, la FAO fornisce un punto d’incontro neutrale e le competenze necessarie per raggiungere un accordo ragionevole.

34 anni fa assassinavano Pasolini

L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

Tratto da: “La Guinea”, Poesia in forma di rosa, in “Bestemmia”, volume primo, Garzanti, Milano 1993.

Meglio un ponte da Ragusa a Palermo

che un ponte sullo stretto di Messina.

Nove ore di treno da Palermo a Ragusa, sei ore da Catania. 110 chilometri più lunghi del viaggio a New York. 27 chilometri in 30 anni per costruire un’autostrada lunga 210.

Ecco come vivono i siciliani al di là del ponte.

 

Perché opporsi al ponte:

 

Basket antimafia a Palermo

La maglia della società sportiva "l’Aquila P.G.S."

La maglia della società sportiva "l’Aquila P.G.S."

Una squadra di Basket di Palermo, invece di farsi sponsorizzare dalla solita catena di supermercati, decide di portare sulla maglia il simbolo di AddioPizzo, contribuoendo a diffonderne il nome e promuovendo il valore della legalità nel mondo dello sport, tra i giovani, nelle periferie delle citta siciliane.

Un’iniziativa eccellente, che va diffusa e presa come esempio. Il riscatto di una terra non passa dal tacerne gli orrori, le colpe e le disgrazie, ma da un’informazione completa e dal dare voce a quel cambiamento culturale che pochi coraggiosi tentano.

(poca) libertà di essere informati

A coloro che ancora si scandalizzano perché si osa parlare di limitazione o minaccia alla libertà d’informazione chiedo: avete mai visto in un telegiornale una contestazione a Berlusconi? Io no.

In questo video, oltre a contestare sonoramente il presidente del consiglio, un gruppo di manifestanti messinesi chiede a dei giornalisti Rai di non calare ancora una volta l’ascia della censura sulle loro proteste.

Se cercate su You Tube è pieno di video come questi. Ma dei milioni di italiani che votano il centro destra, anzi di quelli che fanno veramente la differenza al momento di votare, quanti usano Internet? e quanto lo usano per informarsi?

Telegiornali, quotidiani e soprattutto, almeno nelle grandi città, i quotidiani gratuiti distribuiti nelle metropolitane e per strada, sono la principale, e per la stragrande maggioranza di cittadini unica, fonte d’informazione.

Quindi possono esserci tutti i Santori, Ballarò e Parla con me del mondo, ma per la maggioranza degli italiani sapere se Berlusconi è amato dal popolo o è contestato, sapere se gli abruzzesi sono contenti dell’operato del suo governo o meno, sapere se una sentenza definitiva lo assolve o se è salvo perché i suoi reati sono prescritti e capirne bene la differenza, dipende esclusivamente da quello che dicono TG1, TG2, TG5, Studio Aperto, quotidiani locali e quotidiani gratuiti. Se quei mezzi d’informazione raccontano solo mezza verità e nascondono interi pezzi di realtà, la maggioranza delle persone farà le sue scelte sulla base di una conoscenza molto parziale del mondo che le circonda. Tutto qui. Lapalissiano direi.