(poca) libertà di essere informati
A coloro che ancora si scandalizzano perché si osa parlare di limitazione o minaccia alla libertà d’informazione chiedo: avete mai visto in un telegiornale una contestazione a Berlusconi? Io no.
In questo video, oltre a contestare sonoramente il presidente del consiglio, un gruppo di manifestanti messinesi chiede a dei giornalisti Rai di non calare ancora una volta l’ascia della censura sulle loro proteste.
Se cercate su You Tube è pieno di video come questi. Ma dei milioni di italiani che votano il centro destra, anzi di quelli che fanno veramente la differenza al momento di votare, quanti usano Internet? e quanto lo usano per informarsi?
Telegiornali, quotidiani e soprattutto, almeno nelle grandi città, i quotidiani gratuiti distribuiti nelle metropolitane e per strada, sono la principale, e per la stragrande maggioranza di cittadini unica, fonte d’informazione.
Quindi possono esserci tutti i Santori, Ballarò e Parla con me del mondo, ma per la maggioranza degli italiani sapere se Berlusconi è amato dal popolo o è contestato, sapere se gli abruzzesi sono contenti dell’operato del suo governo o meno, sapere se una sentenza definitiva lo assolve o se è salvo perché i suoi reati sono prescritti e capirne bene la differenza, dipende esclusivamente da quello che dicono TG1, TG2, TG5, Studio Aperto, quotidiani locali e quotidiani gratuiti. Se quei mezzi d’informazione raccontano solo mezza verità e nascondono interi pezzi di realtà, la maggioranza delle persone farà le sue scelte sulla base di una conoscenza molto parziale del mondo che le circonda. Tutto qui. Lapalissiano direi.

