Archive for September, 2009

The untouchable

Che New York sia un irriducibile covo di comunisti complottisti bolscevichi forse Feltri e la triste brigata dei leccapiedi del cavaliere lo pensano davvero. Soprattutto scoprendo che in questi giorni la una parte di Manhattan, Little Italy, Soho e Lower East Side, è stata tappezzata di questi manifesti:

Spring-Wooster

Secondo il giornalista italiano che ha scattato questa ed altre foto che potete trovare sul post dai cui ho tratto la notizia, gli autori del crimine sono quattro italiani che studiano e lavorano nella grande mela. Il gruppo si autodefinisce come “la nuova carboneria” ed intende agire contro la frustrazione che la fosca immagine del presidente del consiglio proietta sul nostro paese.

I nuovi carbonari hanno investito 4000 dollari per stampare centinaia di poster e cercare di far capire agli americani che non tutti gli italiani sono contenti di avere un presidente del consiglio che a parte aver visto qualche volta abbracciato a Bush gli americani stanno cominciando a conoscere attraverso articoli come quello del New York Times di pochi giorni fa.

Peccato essermi perso lo spettacolo per pochi giorni. In compenso spero che questo aiuti uno studente di scienze politiche con cui abbiamo condiviso una birra e piacevoli chiacchere in un locale di Williamsburgh, a capire quello che io non sono riuscito a spiegargli: perché gli italiani ancora votano un personaggio come Berlusconi.

(grazie a marieta e jesús per la segnalazione)

New York New York

nycByNight

E’ impossibile tornare da New York e togliersela dalla testa. Anche perché basta accendere la TV o aprire un giornale e te la ritrovi in continuazione sotto gli occhi. Con la differenza che ora riconosci i luoghi e la percezione della città che hai attraverso i film è cambiata.

New York conferma tutto. Nulla ti delude. Ci sono i grattacieli, le mille luci, i taxi e le limousine, i deli e i diners, i ristoranti di tutte le cucine possibili e immaginabili, gli hamburger giganti e gli hot dog negli angoli delle strade. C’è lo Starbucks in ogni isolato, i distributori di giornali, le bocche antincendio rosse per i vigili del fuoco e gli orgogliosi pompieri del New York Fire Department sempre pronti ad entrare in azione; la metropolitana è quella che hai visto in mille film con le stazioni e i treni di sempre, ma è efficientissima e ormai sicurissima. Le luci abbaglianti di Time Square e i teatri di Broadway. Ci sono i fiumi di persone che camminano sempre di fretta con un bibitone di caffé in una mano e il blackberry o l’iPhone nell’altra, i furgoni della FedEx o della UPS con le porte scorrevoli sempre aperte perché non si perda troppo tempo a salire e scendere, le banche, i negozi lussuosi, la pattuglia della NYPD che controlla, il gruppo hip hop che balla, il trombettista jazz che raccoglie spiccioli e il chitarrista che canta Bob Dylan nella stazione della metro.

Poi ci sono i palazzi famosi, l’Empire State Building, il Chrysler, il Woolworth, con le loro decorazioni anni 20 e le dimensioni ciclopiche, per non parlare delle viste. Gli alberghi e i condomini lussuosi hanno le tende che arrivano fino al bordo del marciapiede per non bagnarsi scendendo dal taxi. I musei enormi e ben organizzati, ospitati in strutture architettoniche che valgono esse stesse il prezzo del biglietto. E c’è Harlem con l’Apollo Theater, i vestiti eleganti della domenica e le messe gospel che mettono a dura prova il tuo ateismo.

I ponti più belli del mondo e lo skyline unico. Central Park, le scale antincendio e le case di mattoni rossi con le scalette davanti.

Ed è vero che dai tombini esce il vapore. Anche d’estate. Abbiamo visto perfino l’uomo ragno.

Insomma anche se nulla ti può sorprendere perché sapevi già tutto senza esserci stato, New York ti prende subito. E capisci in un istante che cos’è il New York State of Mind.