Green revolution e informazione
Come al solito l’informazione italiana dimostra di essere nel migliore dei casi perfettamente inutile, quando non è dannosa. Ne è la prova che oggi su Repubblica la rivoluzione verde passa ben al settimo posto, dopo elezioni, notizie economiche, papi’s stories, i dati dell’istat sull’immigrazione, fisco che recupera qualche goccia dell’oceano di evasione fiscale, omicidio a Milano (non sono coinvolti immigrati, per questo è solo al 6 posto).
Sul Corriere della Sera va anche peggio, l’Iran merita solo il 13 posto.
Eppure la cronaca è fitta di eventi per una di quelle rivoluzioni che sarà studiata e ricordata e che potrebbe produrre cambiamenti importanti nello scenario politico mondiale. I giornali esteri, non vittime del prosciuttosugliocchismo nostrano (per essere gentili nei loro confronti) danno, com’è giusto che sia, ben altro risalto alle notizie dall’Iran: su El Paìs l’Iran è al secondo posto; per la CNN, Der Spiegel, Le Monde, NY Times, è ovviamente la prima notizia.
Ma se volete una copertura decente degli eventi, sulla rete si muove ben altro. Ad esempio c’è l’eccellente lavoro di aggregazione che sta facendo Ezekiel, un bravo semplice cittadino, come lo definisce Mantellini. Sulla destra ho pubblicato il feed della stanza su FriendFeed dedicata alla rivoluzione verde. Da li si possono poi scoprire molte altre fonti che forniscono informazione continuamente.
Insomma, lasciate perdere di acquistare i giornali per la cronaca dei fatti. Cogliete l’occasione del passaggio al digitale terrestre e scordatevi definitivamente dei TG delle TV generaliste. Imparate a navigare tra le reti sociali, usate Twitter, Friendfeed ed altri strumenti online. Poi se avete la fortuna di conoscere le lingue andate ad incrociare e confrontare le notizie su diversi quotidiani, sia italiani che stranieri. Integrate le diverse fonti, solo così si può avere una vaga idea di quel che succede.
Gli unici giornali che secondo me ha senso acquistare sono quelli di opinione.
Poi dicono che la carta stampata è in crisi… ma non è colpa di internet o della gratuità delle fonti alternative, è colpa di un arretratezza culturale e di una subordinazione ai gruppi editoriali che in Italia molto più che in altri paesi è forte ed efficace.






