Berlusconi non si può dimettere
…perché altrimenti sarebbe immediatamente processato.
E’ la sostanza di due interviste, una di Sartori a El País e l’altra di Di Pietro a El Mundo uscite stamattina nelle edizioni online dei rispettivi giornali.
Sartori sostanzialmente esprime il suo totale scetticismo sulla possibilità che gli scandali di questi giorni possano comportare qualche tipo di conseguenza politica, dato che Berlusconi è stato capace di realizzare un consolidato sultanato, come descrive nel suo ultimo libro, uscito prima ancora che iniziasse puttanopoli.
Non si dimetterà perché sarebbe immediatamente processato e non lo faranno cadere perché sia il suo partito che la Chiesa mangiano dalle sue mani. E gli italiani non sanno cosa succede perché guardano solo la televisione, afferma.
Secondo Sartori il PdL è una massa clientelare più fedele della Democrazia Cristiana: tutti vivono delle sue elargizioni, il papi da loro la pappa. Questa massa clientelare non si romperà facilmente come la DC, hanno molto più potere locale e privilegi, un para stato con un interesse molto più forte a rimanere saldamente unito.
E Fini? Fini è in pensione. Berlusconi ha fatto ministri i suoi colonnelli, di fatto togliendogli ogni potere anche sui suoi. La sua carriera è stata coronata di errori e stupidaggini e se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto, dice Sartori. La Chiesa abbaia ma non morde, in fin dei conti è stata comprata anch’essa da Berlusconi. Immagino Sartori si riferisca alla distruzione della scuola pubblica e i benefici alle scuole private cattoliche.
Più colorita ovviamente l’intervista a Di Pietro di cui El Mundo offre una sintesi dei punti più salienti:
- Berlusconi è malato. Una cosa che può capitare a tutti. L’erotomania di Berlusconi è conseguenza probabilmente di uno stato d’impotenza mentale.
- E’ un errore pensare che Berlusconi possa cadere da primo ministro. Berlusconi è entrato in politica per motivi giudiziari, non per passione politica. Quando vide che i processi di mani pulite potevano arrivare a lui, s’inventò una terza via processuale: entrare in politica. Attraverso il controllo dell’informazione si fa rieleggere, nomina parlamentari i suoi impiegati, accoliti, complici e avvocati in modo da poter utilizzare il parlamento per fare leggi che lo salvino dai processi.
- Non si può dimettere perché se lo facesse domani stesso sarebbe processato per il caso Mills, il reato di corruzione con il quale Berlusconi pagò 600 mila euro l’avvocato inglese Mills per testimoniare a suo favore in due processi. Di questo reato esistono prove.
- L’Italia attraversa una grave decadenza etica e morale. Quel che più mi preoccupa non è tanto Silvio Berlusconi, quanto il Berlusconi che si è insinuato in ogni cittadino italiano, il fatto che si sia affermato un modello berlusconiano: il più forte si mangia il più debole, quello che si fa meno scrupoli trionfa, il più astuto, il più criminale e il più determinato è quello che passa la selezione naturale.
- In Italia un’intervista come questa non me la pubblica nessuno. Non posso far altro che esprimere le mie idee nel mio blog.
Niente di nuovo, in realtà, nel pensiero dei due più famosi antiberlusconiani italiani. Mi colpisce invece che all’estero, per fortuna, ancora non si sia affermata l’antiberlusconianofobia. In fondo questi due personaggi dicono cose semplici ed ovvie che credo siano condivisibili da chiunque non sia invischiato nella dispute di potere italiche o non sia totalmente rincoglionito dalla tivvù. Altra cosa è condividere il progetto politico dell’Italia dei Valori.
Ormai l’anti-antiberlusconismo in Italia è imperante. Per questo nessun giornale ormai pubblicherebbe più queste interviste. Se ti dichiari antiberlusconiano sei nella migliore delle ipotesi considerato un povero scemo, anche da buona parte del centro sinistra. Sono d’accordo che la politica debba essere altro, debba essere fatta di programmi, idee, valori e proposte alternative. Ma l’antiberlusconismo non è e non dev’essere inteso come un progetto politico. E’ un baluardo contro l’emergenza antidemocratica in atto. L’antiberlusconismo non deve pagare elettoralmente, dev’essere una pratica quotidiana di resistenza contro l’assenza d’informazione e contro la berlusconizzazione della gestione clientelare del potere, come dice Di Pietro. Il suo scopo ultimo non è far dimettere Berlusconi, ma dotare l’Italia di antidoti istituzionali contro l’insorgere di forme di sultanariato, per dirla alla Sartori. E’ l’espressione di un bisogno di moralizzazione della politica. Non perché noi che ci definiamo di sinistra improvvisamente ci scopriamo moralisti, ma perché questi ultimi quindici anni ci hanno mostrato un modello di politica del facciamo quel cazzo che ci pare a patto che si risolvano i problemi (personali) che si traduce di fatto in una riduzione dei diritti democratici. E su questo tema sarebbe interessante che Sartori e Di Pietro si spendessero un po’ di più, quando rilasciano interviste.
Il problema quindi non è essere antiberlusconiani. Il problema è essere solo antiberlusconiani.


Si è conclusa la prima riunione del Consiglio Imperiale di Lavapiès, con l’incoronazione ufficiale dell’
