Terremoti e precari

Non voglio parlare del terremoto all’Aquila e nei paesi limitrofi per dire le stesse cose che sentiamo in tivvù, né per esprimere lo sgomento e l’indignazione della solita colpevole tragedia italica che domani vedremo ripetersi senza che nulla sia stato imparato dall’esperienza, né per raccontare la mia personale storia di come l’ho vissuto perché tutti quelli che l’hanno sentito hanno la loro, che è più che sufficiente. E soprattutto non è rilevante rispetto a chi lo ha vissuto in maniera drammatica con la perdita di persone o di tutto.

Vorrei invece segnalare un bel post di Pro-fumo, che ha raccolto le domande che ci siamo fatti tutti e le ha girate al fratello Responsabile Unità Funzionale ‘Analisi Dati per la Geodesia’ all’INGV. Nel suo post troverete risposte a domande come:

  • È possibile sapere quanto dureranno le scosse?
  • Il fatto che il sisma si sposti cosa significa? l’Italia si sta spaccando in 2?
  • Una zona non sismica può trasformarsi in sismica? O, meglio, ogni quanto vanno aggiornate le mappe?
  • Oltre alle mappe del rischio sismico esiste una mappatura degli edifici – se sono a norma oppure no?

eccetera eccetera. Vale la pena leggerlo.

Inoltre vorrei ricordare che il lavoro di monitoraggio, ricerca e informazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è indispensabile e fornisce dati in tempo reale utili alla Protezione Civile, al governo, agli enti locali, ai ricercatori e a chiunque voglia tenersi informato. In particolare non sarebbe possibile stilare e tenere aggiornate le famose mappe di rischio sismico senza il loro lavoro. Ebbene buona parte di questo lavoro è in mano a precari che sono a rischio di licenziamento, a breve.

A loro va la mia solidarietà e ringraziamento (che non servono a nulla) e spero una assunzione a tempo indeterminato prima della prossima tragedia. Perché di questa gente abbiamo bisogno come il pane.

Per la nostra sicurezza.

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