Internet sotto attacco

Non è un allarme virus e neanche un azione terroristica da parte di cyberterroristi. È una minaccia che viene dall’ignoranza.

Di legiferare su internet in italia oggi se ne occupano personaggi come D’Alia, la Carlucci e Barbareschi, solo per citare i provvedimenti più noti, ma la sequenza è lunga. E a sinistra non si è fatto di meglio.

Ne parla Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia, nei suoi appunti e forse ne parlerà in pubblico oggi. Cito un passaggio del suo discorso d’amore nei confronti di Internet, ma vale la pena leggere tutto l’originale:

Se oggi dovessi buttare giù i punti di un manifesto, come qualche amico che mi sopravvaluta mi suggerisce di fare, inizierei così

Internet è un patrimonio dell’umanità.

Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla.

Internet è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli lontani, superando odi e pregiudizi,

Internet è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.

Internet è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti.

Ma oggi internet in Italia è visto come una minaccia e non come una risorsa. Un pericolo e non una opportunità di crescita.

E’ il luogo della pornografia, della pedofilia, dove stanno i gruppi di mafiosi e quelli che vogliono uccidere Saviano. E’ un posto di pirati che beffano il diritto d’autore facendo saltare le aziende discografiche, editoriali e cinematografiche.

Non sto esagerando. Per la politica italiana questo è oggi internet. E lo stesso vale per la comunicazione. Oggi per fare notizia su internet devi parlarne male. Annunciare un provvedimento restrittivo, punitivo. Inventare un allarme sociale.

(L’altro giorno un amico ha voluto fare un prova e ha lanciato una fantomatica giornata senza internet promossa da un comitato contro la net dipendenza. La bufala in poche ore è finita sulla home page dell’Ansa tra le notizie più importanti. Ci vuole poco a fare notizia parlando male della rete).

Ma intanto se la prendono con i gruppi proRiina su Facebook come se il problema fosse la rete. E non il fatto per esempio che nella vita reale esiste la mafia. Che a Casal di Principe davvero in tanti vorrebbero vedere Roberto Saviano morto. Davvero, non su Facebook dove peraltro trovare e punire questi criminali è facile facile. Si individua l’IP, l’indirizzo del computer che ha aperto la pagina incriminata, e si trova il colpevole. Finito.

Battere la mafia è molto più difficile, forse per questo la politica si accontenta di battere Facebook. O youTube.

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