Monthly Archives: March 2009

Simple web development mind map

Solo per testare Bubble.us, uno strumento gratuito online per creare mappe mentali e lavorarci in maniera collaborativa, ho buttato giù una mappa mentale per avere una visione d’insieme ed evitare di scordare elementi importanti nel prossimo progetto di sviluppo di un sito web.

[si può zoommare con la rotella del mouse e trascinare il foglio per spostarsi]

Link alla mappa intera

Internet sotto attacco

Non è un allarme virus e neanche un azione terroristica da parte di cyberterroristi. È una minaccia che viene dall’ignoranza.

Di legiferare su internet in italia oggi se ne occupano personaggi come D’Alia, la Carlucci e Barbareschi, solo per citare i provvedimenti più noti, ma la sequenza è lunga. E a sinistra non si è fatto di meglio.

Ne parla Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia, nei suoi appunti e forse ne parlerà in pubblico oggi. Cito un passaggio del suo discorso d’amore nei confronti di Internet, ma vale la pena leggere tutto l’originale:

Se oggi dovessi buttare giù i punti di un manifesto, come qualche amico che mi sopravvaluta mi suggerisce di fare, inizierei così

Internet è un patrimonio dell’umanità.

Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla.

Internet è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli lontani, superando odi e pregiudizi,

Internet è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.

Internet è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti.

Ma oggi internet in Italia è visto come una minaccia e non come una risorsa. Un pericolo e non una opportunità di crescita.

E’ il luogo della pornografia, della pedofilia, dove stanno i gruppi di mafiosi e quelli che vogliono uccidere Saviano. E’ un posto di pirati che beffano il diritto d’autore facendo saltare le aziende discografiche, editoriali e cinematografiche.

Non sto esagerando. Per la politica italiana questo è oggi internet. E lo stesso vale per la comunicazione. Oggi per fare notizia su internet devi parlarne male. Annunciare un provvedimento restrittivo, punitivo. Inventare un allarme sociale.

(L’altro giorno un amico ha voluto fare un prova e ha lanciato una fantomatica giornata senza internet promossa da un comitato contro la net dipendenza. La bufala in poche ore è finita sulla home page dell’Ansa tra le notizie più importanti. Ci vuole poco a fare notizia parlando male della rete).

Ma intanto se la prendono con i gruppi proRiina su Facebook come se il problema fosse la rete. E non il fatto per esempio che nella vita reale esiste la mafia. Che a Casal di Principe davvero in tanti vorrebbero vedere Roberto Saviano morto. Davvero, non su Facebook dove peraltro trovare e punire questi criminali è facile facile. Si individua l’IP, l’indirizzo del computer che ha aperto la pagina incriminata, e si trova il colpevole. Finito.

Battere la mafia è molto più difficile, forse per questo la politica si accontenta di battere Facebook. O youTube.

Songs around the world

Playing for Change
Unire il mondo attraverso la musica. Una comunità di musicisti sparsi per il mondo uniti dalla passione per la musica. Un progetto di documentazione dell’arte di strada a livello globale. Aiutare e connettere tra loro scuole di musica in tutto il mondo. Fornire strumenti per far conoscere bella musica prodotta da comunità povere e senza mezzi.

Sono solo alcuni delle definizioni e missioni della comunità online Playing for Change scoperta attraverso hyberbros(). Hanno prodotto un documentario che ha vinto vari premi ed usciranno un CD e un DVD.

Intanto godetevi questa meraviglia:

Atac e La Repubblica su Twitter

Da semplice utilizzatore provo a fare un confronto tra due presenze su Twitter che mi hanno colpito: quella di @atacmobile e quella di @repubblicait.

Foto courtesy of Ian Fuller

Foto courtesy of Ian Fuller


Per chi non conosce Twitter e, con un po’ di pazienza, ha voglia di scoprirlo, consiglio di partire da qui.

Atac Mobile

È un servizio d’informazione in tempo reale fornito dall’Atac, l’azienda di trasporti di Roma. E’ nato per diffondere notizie ed avvisi sullo stato del traffico, su eventi che potrebbero complicare la circolazione dei trasporti pubblici, particolari condizioni meteo, diffondere avvisi di chiusura al traffico di strade, eccetera eccetera.

Il servizio offre gli aggiornamenti su un sito ottimizzato per palmari e cellulari, in modo che sia fruibile soprattutto quando non si è davanti al computer. Cito dal sito di Atac Mobile:

Con Atac mobile puoi avere sul tuo cellulare o palmare le previsioni di arrivo degli autobus su gran parte delle fermate, tutte le informazioni sul traffico, incidenti, manifestazioni, orari ZTL e telecamere, nonché accedere a molte altre informazioni elaborate dalla Centrale della Mobilità di Atac S.p.A.

Tutti i servizi offerti da Atac mobile si basano sulle piattaforme informative in esercizio in Atac, come: quelle di base al Portale Atac, sui sistemi di monitoraggio della Centrale della Mobilità, sul sistema di controllo satellitare degli autobus (AVM), ecc.

Un bel patrimonio d’informazione messo a disposizione del pubblico, in una città caotica e complessa come Roma. Gia questo lo renderebbe un servizio utile.
Ma Atac Mobile va oltre e affianca al servizio per palmari e cellulari e al proprio blog (fermo agli auguri di natale, ahimé…), anche un servizio d’informazione via Twitter: ad intervalli di poche ore diffonde un bollettino sottoforma di una serie di tweet: la dimensione obbligata di 140 caratteri li forza a condensare in un breve ed efficace messaggio la sostanza dell’informazione.

Ma c’è di più. L’account su Twitter di @atacmobile è gestito da persone in carne ed ossa che rispondono ed interagiscono con la rete. Attualmente @atacmobile è seguito da 189 persone, ma loro ne seguono 243. Questa è una bella notizia: vuol dire che non solo parlano, ma ascoltano anche.

In questo modo possono raccogliere le segnalazioni dei twitternauti che seguono, validarle e ridiffonderle attraverso tutti i loro canali. A me e ad altri miei contatti di Twitter è capitato più di una volta di conversare con loro. Per ora la rete di @atacmobile è molto piccola, ma immaginate cosa potrebbe voler dire quando saranno in grado di seguire diverse migliaia di twitternauti sparsi per tutta la città: potenzialmente una rete di sensori intelligenti distribuita capillarmente sul territorio che fornisce continuamente informazioni che loro possono valutare, digerire, integrare con le altre loro fonti al fine di ottimizzare l’uso delle risorse e restituire ai cittadini un servizio informativo in tempo reale ad alto valore aggiunto.

Veniamo ora a La Repubblica.

@repubblicait sembra essere un sistema automatico che diffonde su twitter il feed delle notizie pubblicate sul sito del giornale. Punto e basta.

I tweet di Repubblica non sono scritti per Twitter, cioè non sono una sintesi della notizia in 140 caratteri, bensì il titolo dell’articolo tout court. Ci dice bene che i titoli siano quasi sempre di 140 caratteri, altrimenti avremmo il testo troncato. Scrivendo un testo di 140 caratteri ad hoc potrebbero andare oltre il titolo e fornire un’informazione minima, ma di senso compiuto, da approfondire seguendo il link.

Repubblica, come la quasi totalità dei grandi giornali su Twitter (ho visto che anche la maggior parte delle grandi testate americane fa lo stesso) ha molti follower, ma non segue nessuno. A differenza di @atacmobile è un canale al 100% unidirezionale. Serve semplicemente ad amplificare i feed RSS delle loro notizie.

Ora io mi chiedo: ma se io sono un utente di internet abbastanza avanzato o curioso da usare Twitter e m’interessa La Repubblica come fonte di notizie, è molto probabile che abbia gia La Repubblica tra i miei favoriti, se non addirittura i suoi feed nel reader. Che valore aggiunto hanno, allora, i loro feed sparati su Twitter, se non quello di distogliere la mia attenzione e spingermi a seguire il link sul sito di Repubblica? Quindi resta solo web marketing di bassa lega. Ma se così fosse, che rilevanza possono avere poche centinaia di Twitternauti rispetto alle decine di migliaia di contatti giornalieri di un colosso come Repubblica? Poco o nulla direi.

Stanno “studiando” il mezzo per capirne le funzionalità? Mah… la vedo difficile se non seguono nessuno e, come sembra, non ci sia nessun umano dietro il loro account a twittare. La mia impressione è che Repubblica non sia interessata a Twitter e neanche tanto a capire le reti sociali in generale, tanto da rinunciare e ricercarne usi creativi ed innovativi. E mi meraviglia che sia proprio questa testata, tra le prime in Italia ad intuire le possibilità di Internet, sicuramente il colosso italiano dell’informazione digitale, a non cogliere i segni di un grande mutamento dei flussi informativi. È deludente poi vedere come questi media si limitino a trattare Facebook e le reti sociali come puri e semplici fenomeni di costume (fatte salve le penne di Zambardino e pochi altri blogger).

Di questo passo la crisi dei media main stream non farà che aggravarsi.

Un plauso invece all’Atac, che nella mia testa non aveva un’immagine di early adopter tecnologico e che si è lanciata in un’operazione all’avanguardia e molto promettente. Speriamo che continuino, che ne facciano buon uso e che questo porti l’azienda verso una cultura che le risparmi in futuro quelle che a mio avviso sono brutte figure, come il rifiuto della pubblicità di Current.tv.

Aggiornamento.
Scopro grazie a Dario Salvelli che in realtà c’è anche @redazionerep, che fa mivro blogging live dal congresso di AN. E’ un passo avanti, almeno è un giornalista vero che scrive i tweet, anche se sempre di zero followers si tratta!