Non è un paese per informati
Mentre vago per la rete per riprendere sonno, dopo essermi svegliato nel cuore della notte nel mezzo di un surreale sogno ambientato in una New York dove non accettano Euro dal benzinaio… (forse dovrei cenare più leggero), c’è qualcosa che colpisce la mia attenzione.
E’ questo bellissimo post di Alberto Cottica che riassume in maniera chiara un articolo de Lavoce.info, sul quale si rende conto, attraverso una serie di ricerche, del rapporto tra sicurezza percepita per effetto dell’amplificazione mediatica e andamento dei crimini nella realtà. Descrive in maniera molto chiara quel che penso sull’artificioso e pretestuoso allarme sicurezza.
Che i media amplificassero allarmismi sulla sicurezza, che poco o nulla hanno a che fare con la reale quantità di crimini che accadono in Italia, è cosa ben nota. Il concetto che mi ha intrigato di più è che la quantità d’informazione non aumenta l’accuratezza della conoscenza, ma il grado di fiducia che riponiamo in essa.
In fondo è un’idea banale che probabilmente è ben chiara ai pubblicitari. La molteplicità di fonti d’informazione che parlano della stessa cosa, anche se con sfumature e opinioni diverse, ma senza apportare nuovi elementi oggettivi, aumenta la sensazione di essere informati su quel fatto e rafforza le nostre convinzioni. Anche se in reatà consciamo il fenomeno sempre a livello del sentito dire.
Aggiornamento: per completezza aggiungo che Hidde Side aveva già pubblicato un grafico, sempre de Lavoce.info, sulla correlazione, stavolta, tra immigrazione e criminalità.
3 Responses to “Non è un paese per informati”
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Hidden Side on February 22nd, 2009
Ottima segnalazione, la riprendo sul mio blog.
Alberto Cottica on February 22nd, 2009
Grazie del commento che mi hai lasciato, Fabrizio! Ne approfitto per segnalarti che Technorati ti dà fermo a 287 giorni fa. Forse dovresti pingarli…
gibilix on February 22nd, 2009
@alberto grazie per il suggerimento, l’ho pingato.
@hidden_side grazie, su questo tema penso che dovremmo spingere parecchio. Sento commenti superficiali e assuefatti al verbo televisivo anche da persone da cui non me l’aspetto.