Archive for February, 2009

Non è un paese per informati

Mentre vago per la rete per riprendere sonno, dopo essermi svegliato nel cuore della notte nel mezzo di un surreale sogno ambientato in una New York dove non accettano Euro dal benzinaio… (forse dovrei cenare più leggero), c’è qualcosa che colpisce la mia attenzione.

E’ questo bellissimo post di Alberto Cottica che riassume in maniera chiara un articolo de Lavoce.info, sul quale si rende conto, attraverso una serie di ricerche, del rapporto tra sicurezza percepita per effetto dell’amplificazione mediatica e andamento dei crimini nella realtà. Descrive in maniera molto chiara quel che penso sull’artificioso e pretestuoso allarme sicurezza.

Che i media amplificassero allarmismi sulla sicurezza, che poco o nulla hanno a che fare con la reale quantità di crimini che accadono in Italia, è cosa ben nota. Il concetto che mi ha intrigato di più è che la quantità d’informazione non aumenta l’accuratezza della conoscenza, ma il grado di fiducia che riponiamo in essa.

In fondo è un’idea banale che probabilmente è ben chiara ai pubblicitari. La molteplicità di fonti d’informazione che parlano della stessa cosa, anche se con sfumature e opinioni diverse, ma senza apportare nuovi elementi oggettivi, aumenta la sensazione di essere informati su quel fatto e rafforza le nostre convinzioni. Anche se in reatà consciamo il fenomeno sempre a livello del sentito dire.

Aggiornamento: per completezza aggiungo che Hidde Side aveva già pubblicato un grafico, sempre de Lavoce.info, sulla correlazione, stavolta, tra immigrazione e criminalità.

Il giorno dopo una bella lettura

Ultimamente scrivo poco sul blog. Soprattutto scrivo di eventi e reagisco a cose che succedono. Lo uso poco come mezzo di espressione: sarà effetto della blogocrisi generale o del fatto che d’inverno i pensieri si tengono dentro per non aumentare la superficie esposta al freddo. Fatto sta che avrei varie cose su cui postare: la bella esperienza di partecipare all’organizzazione del Twestival e la piascevolissima serata passata al Femme a conoscere nuove persone. Le esperienze culinarie indotte dal bel premio che mi ha riservato la fortuna, grazie alla partecipazione a Menu for Hope e grazie a Rossella che l’ha organizzato, lo splendido weekend in Toscana, fra le torri di S.Gimignano, i colli più fotogenici d’Italia e gli eccellenti vini di Montalcino, la Panda 2.0 di recente acquistata. Per non parlare del versante sociale e politico dove le cose per cui arrabbiarsi ed indignarsi sono talmente tante che davvero non saprei dove cominciare.

Ma la spinta a tornare sul blog per scrivere qualcosa di quelle che vale la pena annotarsi e condividere me la da il libro che ieri sera ho finito di leggere. Il giorno prima della felicità di Erri de Luca. Uno di quei libri che ti da piacere leggere in ogni pagina, in ogni frase. Un condensato di letteratura di poco più di cento pagine: la guerra, il dopo guerra, la rivolta, la persecuzione degli ebrei, Napoli e la napoletanità, il rito d’iniziazione alla vita adulta, l’infanzia, l’amore, il sangue, il coraggio, il maestro di vita, la povertà, l’emigrazione, la scopa e la pastececi. Roba da riempire un moleskine di frasi segnate: nel silenzio della mattina prima dell’alba, su un tavolaccio di legno di una portineria di un vecchio edificio del centro, davanti ad una caffettiera napoletana fumante.

Forse è tutto più scontato per chi è abituato alla scrittura di Erri de Luca. Per me è stata una scoperta. Tant’è che ho accettato il consiglio di Marieta e ho cominciato subito Montedidio.

Aperitivo, stasera al Femme, il Twestival


charity: water promo featuring “Time Bomb” by Beck from charity: water on Vimeo.

Rome Twestival 2009. Accorrete numerosi.

Tickets

Blogocrisi e agorafobia

Ne parlano in tanti ormai. Sembra proprio che i blog stiano attraversando un momento di crisi. Si pubblicano meno post, ma soprattutto si commenta di meno. Ovvero i commenti si spostano altrove: verso Facebook, dove gli stessi post dei blog vengono aggregati tramite le note, verso Friendfeed, dove tutto è commentabile e il flusso è molto più rapido e leggero.

Mi è venuto in mente leggendo il post di Luisa Carrada, sengalato da @Catepol su Twitter. Effettivamente erriamo da un media all’altro continuamente, le segnalazioni e i commenti sono trasversali ai mezzi di comunicazione. La buona notizia è che sempre più le reti sono costituite da persone e meno da avatar, la cattiva è che stare dietro a tutto questo è sempre più difficile perché caotico, va a finire che le persone si affezionano più a Facebook che è semplice e abbandonano i blog. Friendfeed e i vari aggregatori di lifestream aiutano un po’, ma hanno sempre il difetto di essere cerchie più o meno chiuse e non universalmente aperte come i blog.

Che fare?

Arcobaleno

Piove da quattro mesi, a Roma. Ma forse stiamo cominciando a vedere la luce. Una luce multicolore e scomposta. Come quella che mi è capitato di vedere dal balcone di casa sabato scorso. Per fortuna, una volta tanto, avevo la macchina fotografica a portata di mano. Se cliccate sulla foto potete vedere le altre foto su Flickr.

Double Rainbow

Come ben sappiamo dalle lezioni di scienze a scuola è l’effetto di piccole goccioline d’acqua che scompongono la luce del sole nelle sue componenti cromatiche, in maniera analoga a quanto avviene in un prisma.

Spesso, però, constato, discorrendone con amici e conoscenti, che non è proprio chiaro in cosa consiste il fenomeno arcobaleno, quindi cerco un modo di spiegarlo con parole semplici.

Che cos’è l’arcobaleno?

Anzitutto si tratta di un fenomeno ottico. Quindi, non solo non esiste la pentola d’oro alla sua base, ma non esiste neanche un luogo assoluto nello spazio in cui c’è un arcobaleno. Ovvero l’arcobaleno esiste in un luogo dello spazio che dipende dall’osservatore.

Tutti ci ricordiamo che la dispersione ottica è la conseguenza del fatto che l’indice di rifrazione (cioè l’angolo di cui viene deviato un raggio di luce nell’attraversare un mezzo diverso: acqua, vetro, ecc…) dipende dalla lunghezza d’onda. Dunque il raggio di luce blu, che ha una lunghezza d’onda minore, sarà rifratto di più del raggio di luce rosso. Di conseguenza i raggi monocromatici che entrano nella goccia o nel prisma tutti assieme, ne escono separati, perché l’acqua o il vetro li ha deflessi in misura diversa.

Ogni gocciolina d’acqua presente nell’aria si comporta come un prisma ottico. Ma i raggi di luce sufficientemente separati da essere distinguibili ad occhio, sono quelli che vengono riflessi dal bordo posteriore della goccia, per una semplice questione geometrica, come si vede dal disegno seguente:

Quindi l’arcobaleno che noi vediamo non è altro che la luce riflessa da quelle goccioline d’acqua che si trovano nella posizione fortunata (per noi) tale che la direzione tra il nostro punto di osservazione (la nostra testa) e loro, formi un angolo compreso tra 40° e 42° con la direzione dei raggi di sole incidenti sulle gocce. In altre parole la forma ad arco che vediamo nel cielo non è altro che il luogo geometrico di tutte le gocce d’acqua che riflettono verso di noi la luce del sole con un angolo tra 40° e 42°.

Ora immaginiamo di etichettare tutte quelle goccioline d’acqua, in modo che siano sempre riconoscibili. Se ci spostiamo, in una qualunque direzione, l’angolo tra noi e la luce solare che incide su di esse cambierà. Man mano che ci spostiamo ad un certo punto la nostra direzione verso le goccioline non farà più un angolo compreso tra 40° e 42°, quindi l’arcobaleno sparirebbe.

In realta spostandoci continuiamo a vedere l’arcobaleno perché ci sono altre goccioline nella posizione giusta per noi osservatori. Ma se ad un certo punto arrivassimo in una zona dove il cielo in direzione 40°-42° è più secco, ecco che non vedremmo l’arcobaleno. Ora si cominicia a capire come mai in certi giorni vediamo solo “pezzi” d’arcobaleno. In alcuni punti dell’arco l’aria è abbastanza umida da contenere un numero sufficiente di gocce d’acqua da rendere l’effetto visibile, in altri no.

Il doppio arcobaleno della foto

Nella foto si vede anche l’arco secondario. E’ il risultato di una doppia riflessione dei raggi nelle gocce ed appare ad un angolo compreso fra 50° e 53°. E’ molto più debole di quello primario, quindi non sempre ci sono le condizioni perché si veda. Se ci fate caso ha i colori invertiti rispetto all’arco primario. Guardando attentamente lo schemino della doppia riflessione si può capire perché:

Lo spazio in mezzo tra i due archi si chiama banda di Alessandro (da Alessandro d’Afrodisia).

Curiosità:

  • Si può verificare che l’arco ha il suo centro nell’ombra della nostra testa. Questo non lo sapevo neanche io, ma ora mi sembra ovvio che ci sia una relazione geometrica tra l’ombra proiettata della nostra testa ed il luogo dei punti nel cielo che formano un determinato angolo con la nostra testa.
  • Dall’aereo è possibile vedere un arcobaleno di 360° che ha nel centro l’ombra dell’aereo (questo lo si potrebbe considerare un corollario della curiosità precedente)
  • Avevate mai sentito parlare dell’arcobaleno lunare? Io no. Sostituendo la luce del sole con quella lunare e le gocce di pioggia con quelle intense più vicine ed intense nei pressi di potenti cascate come quelle del lago Vittoria, si può vedere un Moonbow, molto più debole e spesso definito arcobaleno bianco, data la scarsa intensità, insufficiente a stimolare i coni della retina dell’occhio umano, sensibili ai colori.

Link sull’argomento: