Una concezione immacolata
Un’opinione che per me è senza macchia e che condivido al 100%.
L’8 dicembre io lo festeggio così.
Grazie a Roberto Ladisa per avermi fatto trovare questa intervista.
Un’opinione che per me è senza macchia e che condivido al 100%.
L’8 dicembre io lo festeggio così.
Grazie a Roberto Ladisa per avermi fatto trovare questa intervista.
Per natale mi regalo l’abbonamento a Wired Italia per due anni, tié!
Se vi volete abbonare ora, prima che esce, vi fanno l’80% di sconto sull’abbonamento per due anni.

La notizia economica di oggi è che consumiamo di meno per via della crisi, ma volano il Gioco d’Azzardo di Stato e i cellulari. Il che non mi stupisce, ma m’intristisce.
Mi fa molta rabbia, infatti, pensare alle persone che hanno difficoltà economiche serie, non si possono permettere una pizza, devono fare i conti al centesimo ogni volta che vanno a fare la spesa, ma tengono sempre da parte qualche euro da giocare al superenalotto, ripetendo settimalmente il rito dell’illusione e della delusione. Magari sono convinti che ci sono momenti in cui è più conventiente giocare, perché il montepremi è più alto (ma se campi con 800 euro al mese, che differenza c’è tra vincere 10 milioni o 20? comunque hai svoltato) oppure comprano i giornaletti sul gioco d’azzardo e cercano di capire astrusi ragionamenti tendenti a dimostrare teorie truffaldine su numeri ritardatari.
Per carità non c’è niente di male nel giocare d’azzardo se s’impiegano risorse superflue al proprio sostentamento. E’ un gioco ed è più che lecito, se diverte e non provoca danni a qualcuno. Ma aumentare le cifre giocate e la frequenza come risposta ad un momento di crisi finanziaria mi pare paradossale. E trovo immorale far leva sui bisogni e sulla disperazione della gente, offrendo, in piena consapevolezza, un’illusione, una falsa speranza e su questa procurarsi una quantità immensa di risorse economiche, alimentando, così, un lucroso circolo vizioso: la gente è sempre più scannata e sempre più fatalista, non si può regalare una piacevole serata di divertimento e allora si regala il sogno di diventare milionario per poi disilludersi quando è ora di ascoltare le estrazioni.
Questo ruolo perverso non è giocato dalla criminalità organizzata (cioè non solo), ma dallo stato, che nel 2006 ha incassato la bellezza di 35,2 miliardi di euro (circa il doppio di una finanziaria, il triplo del costo annuale di un olimpiade e più di dieci volte il costo del più imponente esperimento scientifico internazionale, vedi il post sull’LHC) e secondo il rapporto della Confcommercio la spesa mensile media a Novembre è aumentata del 230% (grazie anche al montepremi record).
Io sono sempre stato contrario alle lotterie e so di essere impopolare. E di fronte a questa notizia mi sono tornate due domande che mi sono sempre fatto, ma che voglio ora rivolgere allo Stato e a chi gioca assiduamente al superenalotto credendo nella possibilità di diventare milionario.
Allo stato chiederei: perché questa quantità mostruosa di denaro non viene utilizzata per risolvere i problemi di molti invece che fare l’immensa fortuna di pochi? Perché, pur restando nell’ambito delle lotterie e dei giochi d’azzardo, non si adottano dei modelli maggiormente redistributivi come in altri paesi?
A te, giocatore di superenalotto, invece chiedo: quei pochi o tanti euro che giochi ogni settimana, non sarebbe meglio che li dessi in beneficenza o li mettessi da parte? Tanto la probabilità di diventare milionario non è significativamente diversa giocando un euro all’anno o cento euro al mese. Mentre dare qualche euro per una causa in cui credi ti rende ricco con certezza.
Nel senso che ormai saranno stabilmente precari. Tra il decreto legge 112/2008 e la circolare 13/2008, è ormai molto più facile giustificare l’uso dei contratti a tempo determinato. In pratica è sancito per legge che il lavoro a tempo determinato può essere utilizzato anche per sostituire il lavoro ordinario. Basta giustificarne l’esigenza dimostrando la presenza di condizioni eccezionali, come una ristrutturazione, ferie o malattie prolungate di lavoratori in organico o la necessità di realizzare un progetto entro una certa data. In pratica le condizioni normali di qualsiasi azienda.
Ma non solo. Se per caso il datore di lavoro si dovesse sbagliare (in buonafede, eh, ci mancherebbe…) e ricorrere al contratto a tempo determinato anche quando non ci sono le condizioni eccezionali di cui sopra, e qualora lo sfortunato lavoratore dovesse far causa e vincerla, non c’è un granché da preoccuparsi. La pena non è più l’obbligo all’assunzione a tempo indeterminato, ma un indennizzo che può andare da 2,5 a 6 mensilità. Una miseria. Povero lavoratore precario. Avesse almeno diritto alla social card. Almeno si farebbe un aperitivo in centro (durante l’happy hour, s’intende).
[via Monster]