Sull’infelice battuta di Berlusconi su Obama

Vorrei riportare il punto di vista dell’amico Andrea Masala sulla vicenda perché, come sempre, è una voce che arricchisce la discussione, anche, o forse soprattutto, quand’è fuori dal coro come in questo caso.

Sostiene Masala che l’uscita di Berlusconi è un’ulteriore espressione del provincialismo di cui è affetta la politica italiana, ma lo sono anche le reazioni unisone e accorate della sinistra.

Sostiene Masala che il basso e calcolato rischio di provocare incidenti diplomatici è un’arma che Berlusconi usa spesso per spostare l’attenzione su di lui e anche questa volta ci sarebbe riuscito. Con il beneficio aggiunto di togliere alla sinistra l’esclusiva della gestione del successo di Obama.

Sostiene Masala che la sinistretta si ritrova tutta eccitata ad indignarsi per l’ennesima gaffe di Berlusconi ed invece di accusarlo di grondare razzismo dovrebbe svelare come Berlusconi stia cercando di far dimenticare la sua amicizia con Bush.

Io sono d’accordo con Masala, anche se ho semplificato molto il suo pensiero e per questo mi scuso e v’invito a leggerlo direttamente.

Sono d’accordo che la nostra politica è pervasa da un grande provincialismo e sono d’accordo che i professorini di sinistra non possono limitarsi ad alzare il ditino. Penso, però, che l’indignazione per la battuta di Berlusconi sia comunque una manifestazione dovuta, anche se insufficiente. L’infelice uscita di Berlusconi non mi preoccupa tanto perché è una espressione del razzismo del suo pensiero, tanto ci pensa tutto il resto della coalizione di governo a dimostrare nei fatti che cos’è il razzismo, ma perché rispecchia quel senso comune della gente che non capisce neanche perché una battuta del genere possa essere offensiva o di cattivo gusto.

Il problema è che non si spiega abbastanza il perché dell’indignazione e ci si limita alla generica accusa di razzismo e scarso senso diplomatico. La battuta dell’abbronzato è lo specchio di un sentir comune, anzi di un non-sentir comune, che non distingue tra ruoli istituzionali e popolarità, che fa spazientire le persone che si sentono riprese quando raccontano barzellette a sfondo razziale e non gli si lascia passare il fatto che stavano scherzando, senza capire che il problema non è raccontare quelle barzellette, ma trovarle divertenti.

Se lasciamo passare questo macchiettismo presidenziale, considerandolo solo un meccanismo populista, continuiamo ad avallare quel non-sentir comune.

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