Archive for November, 2008

Se odio MySpace un motivo ci sarà

Ha una grafica orribile, è difficile creare pagine decentemente visibili. Il livello frivolo delle relazioni sociali che ci trovi batte di gran lunga Facebook e Friendfeed: non ricordo di aver visto mai un commento diverso concettualmente da: “ahò, grazie dell’add!”, almeno su Facebook ci trovi, chessò, “bella storia, anche tu qui??? non ci posso credere, quanto tempo che non ci vediamo!!!”.

Comunque stamattina stavo per demordere e finalmente iscrivermi, spinto dall’invito di un amico (musicista, ovviamente) che deve promuovere il suo disco. Dico vabbé, ne ho talmente tanti di account sparsi in giro, facciamo pure MySpace.

Ma poi, durante l’iscrizione m’imbatto in questo orrore:

Che mi chiedi una password di almeno 6 caratteri va benissimo. Anzi, bravi.
Che debba essere complessa (punteggiatura, numero, ecc…) è giusto. Più sicura.

Ma che diavolo di senso ha che debba essere massimo di 10 caratteri ??

Assistenza sanitaria per tutti

[via no(b)logo]

Dopo precedenti tentativi (per fortuna) falliti, la Lega riprova ad intrufolare alla Camera un emendamento che introduce elementi discriminatori contro i migranti riguardo l’assistenza sanitaria. In pratica l’emendamento propone di abolire il comma 5 della legge n. 40 (art. 33) del 6 marzo 1998 che recita:

L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

L’abolizione implica che gl’immigrati irregolari (e comunque chiunque non sia iscritto al servizio sanitario nazionale) verrà si assistito (a pagamento!), ma verrà obbligatoriamente denunciato alle autorità competenti.

  • La conseguenza è che chi ha una posizione irregolare non andrà a farsi curare nelle strutture pubbliche.
  • La conseguenza è che la costituzione verrà violata:
  • Art. 32.
    La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

  • La conseguenza è che saremo tutti sottoposti ad un inutile pericolo

Per saperne di più leggete i post di no(b)logo e poi firmate la petizione.

RomeCamp2008: il mio primo barcamp (parte 2)

Anche il pomeriggio è stato ricco di interventi interessanti ed è veramente difficile a volte dover scegliere, ma per fortuna si può rivedere tutto sul Cannocchiale.tv (che ha fatto un gran bel lavoro di copertura mediatica).

  • Matteo Brunati ci ha spiegato com’è possibile una rete di pubblicità etica basata sull’intelligenza collettiva che si può far emergere attraverso le tecniche legate al web semantico. Difficile capire il meccanismo per chi non è dentro a queste tematiche, ma molto chiaro l’obiettivo: eliminare il rumore. Cito una frase dal loro sito: la pubblicità dev’essere poca, deve parlare sottovoce e deve proporre un messaggio utile ai lettori.
  • Servizi, piattaforme ed il futuro degli ecosistemi. Luca Mascaro di Sketchin spiega molto chiaramente l’evoluzione dei modelli di servizi in rete negli ultimi anni e l’emergere del paradigma dell’ecosistema (vedi Evernote e Apple con la catena iPod + iTunes + web + mac): un insieme di diversi sistemi che collaborano e creano valore l’uno per l’altro. Più tardi il tema degli ecosistemi è stato riporeso in chiave un po’ più progettuale da Leonora Giovanazzi.
  • La potenza del passaparola on-line e le tecniche di marketing che lo sfruttano è stato l’argomento dell’intervento di Umberto Lisiero. L’importanza del buzz online, degli opinion leader e degli hub nelle reti come ambasciatori di un messaggio pubblicitario qualificato, sarebbero alla base delle strategie di marketing vincenti.
  • Ed infine il pazzo e divertentissimo intervento di Giuliana Ubertini che ha vinto tutte le avversità possibili per portare a termine il suo intervento: dall’essere l’ultima della giornata, alla mancanza del videoproiettore e all’azione di spietati cappelli neri. Il tutto per presentare l’idea di Ricicla.TV: un canale tematico per raccogliere contenuti sulla pratica del riuso creativo. La mission: diffondere la cultura del riciclo attraverso la riscoperta del lato cool del rifiuto.

Alla fine della giornata sono sucito dal camp con una quantità enorme di stimoli in testa. Ci vorrà un po’ di tempo per lasciarli sedimentare e far emergere quelli più significativi. E’ stata comunque un esperienza veramente interessante ed è un peccato che ancora partecipino poco persone “esterne” al mondo dei blog e dei social media. Ho letto dei post sul RomeCamp in cui emerge il rammarico per la scarsa partecipazione di studenti della facoltà che ospitava l’evento. Effettivamente è strano. In questo però c’è da dire che il ruolo dell’università stessa sarebbe potuto essere un po’ più proattivo. Certamente la disponibilità della facoltà di Economia di Roma 3 nel fornire i locali è stata lodevole, ma dato un evento così innovativo mi sarei apsettato un tam tam tra docenti, ricercatori e studenti attraverso tutta l’università. A Roma ci sono ben tre università di cui una la più grande d’europa, per con oltre 150 mila studenti. Come mai non c’è stata una partecipazione massiccia di studenti e ricercatori?

Nel talk show d’apertura Luca De Biase criticava la mancanza di sensibilità e l’arretratezza della classe dirigente, sia politica che imprenditoriale, rispetto alle nuove tecnologie e al potenziale delle reti sociali, indicando una sorta di digital divide culturale. Ma anche il mondo accademico, a mio avviso, considerate le debite eccezioni, ne esce un po’ male. Capisco che in questo momento le preoccupazioni siano ben altre, con la distruzione avviata con la 133, ma se penso ad alcuni professori e docenti con cui ho avuto a che fare, ho come la sensazione che ci sia una sacca di snobismo dura a morire. Troppa intelligenza collettiva, troppa multidisciplinarità, troppa user generated creativity a qualcuno fa paura. Le università italiane ancora fanno un uso parziale della rete, anche se questo è paradossale, visto che la rete è stata partorita proprio dal mondo universitario. Lasciamo perdere alcuni casi di eccellenza, mi riferisco alla media generale. Mi piacerebbe vedere le università connettersi in maniera aperta con il resto del mondo che vive sulla rete, cercare il contatto con chi non è studente o ricercatore. Aumentare le possibilità di divulgazione ed educazione. Penso ad esempio al OpenCoursware del MIT. E potrebbero adottare ed incoraggiare la formula del Barcamp per favorire lo scambio culturale proprio tra studenti, così come tutte le opportunità di comunicazione arricchita che la rete offre.

Da questa eseprienza esco convinto che il Barcamp è un bell’esempio di condivisione della conoscenza e partecipazione dal basso. Anche se ho letto qualche commento che tende a definire questi eventi sempre più finalizzati al cazzeggio tra amici blogger (ed un po’ sono andato con questo preconcetto), devo dire onestamente che il livello, almeno del RomeCamp2008, è stato molto alto ed è una formula che ancora ha tantissimo da dire. Forse sono stato fortunato, visto che Antonio Pavolini sostiene sia forse il Barcamp meglio riuscito. Mi auguro comunque che se ne organizzino altri, sempre più partecipati e tematici. E che siano sempre più un luogo d’incontro tra gente comune che vive la rete in maniera attiva, professionisti dei settori coinvolti nell’area tematica del camp, mondo delle imprese, politici (altri grandi assenti!) e mondo accademico.

Un grazie e tanti complimenti all’eccellente lavoro di organizzazione di Antonella, Nicola, Vincenzo, Alessio, Daniele e tutti gli altri che hanno partecipato come volontari (pssst… per il prossimo mi viene voglia di darvi una mano… ricordatemelo, carta canta).

Altri Link

Bravi, brevi e concisi

Una presentazione di mezz’ora ad un barcamp è quella dimensione perfetta per entrare in contatto con un argomento che non conosci. Non c’è il rischio d’annoiarsi e si costringe il relatore ad uno sforzo di sintesi efficace.

Ecco: l’intervento ad un barcamp sta alla relazione di una conferenza tradizionale come il post di un blog sta ad un articolo di fondo. Se fatto bene è incisivo e stimola l’interesse ad approfondire. Se fatto male il danno è limitato.

RomeCamp2008: il mio primo barcamp (parte 1)

Ieri è finito il RomeCamp2008. E’ il primo Barcamp a cui partecipo e quindi mi perdonerete l’ingenuo entusiasmo. Ma per me è stata un’esperienza strepitosa e non vedo l’ora che ce ne sia un’altro.

Sabato mattina freddo a Roma, ieri. Mi son messo la sveglia come per andare a lavoro, ma mi sono alzato con l’entusiasmo delle mattine delle prime lezioni all’università o degli eventi nei quali hai partecipato all’organizzazione (cosa assolutamente non vera in questo caso, avendo contribuito solo con con un po’ di passaparola e un paio di post). E quindi sentendomi un po’ geek diretto ad un incontro di geek (scoprirò poi che non è affatto così), mi assicuro che l’eee pc di Marieta sia carico, scopro con stupore che entra (un po’ a fatica a dir la verità) nel borsino grigio che spesso porto a tracolla e via.

Sono fortunato perché abito a circa un chilometro di strada dalla Facoltà di Economia di Roma 3, quindi ho potuto prendere la bici e pedalando per circa 10 minuti, arrivo alla sede del Barcamp quasi per primo. Tant’è che Antonella gentilmente me lo fa notare, quando mi avvicino al banco dell’accoglienza: “beh sei arrivato un po’ in anticipo, il camp inizia verso le 10, comunque dopo le porte a vetri in fondo a destra c’è il bar, mentre le aule delle presentazioni sono su all’ammezzato”… (ahhh, ho capito, bar giù, camp su…). E così col badge, il quadernino per gli appunti con i preziosi consigli di Kurai (altro che Moleskine…) e la maglietta del RomeCamp, che poi terrò fino a tarda notte, mi avvio verso il bar a leggere un po’ la copia di Nova, verificare il collegamento wireless gentilmente offerto dalla facoltà e gestito da Ikaro e bere un the caldo (che faceva freddo assai ieri).

Verso le dieci mi avvio al tabellone (già pieno, ovviamente) per segnarmi sul quadernino-altro-che-moleskine, quali interventi seguire. Pensavo che poi, col casino, non avrei avuto il tempo di scegliere fra un intervento e l’altro, quale sarebbe stato il prossimo da seguire. Era meglio, quindi, farsi un piano. In seguito ho scoperto che è anche bello decidere lì per lì l’aula da imboccare, guidati dagli stimoli ricevuti seguendo le presentazioni precedenti, il tipo di relatore e anche per star dietro a qualche cambiamento all’ultimo momento, che per forza di cose prima o poi capita.

In attesa del primo intervento in Aula 1, gioco con Marieta a io-ti-chatto-su-Gmail-tu-mi-vedi-sul-Cannocchiale-tv, ma per dignità evito di fare i saluti in telecamera.

Ma ecco cosa ho visto durante la mattina di sabato:

  • La coda lunga delle opioni in rete di Antonio Pavolini, Da questo intervento mi vengono già spunti di riflessione. Alcuni riguardano anche la questione che mi ha visto associato a Mantellini e Macchianera, la settimana scorsa, in una sorta di movimento pro blog. Approfondirò il tema prestissimo, anche alla luce di questo dell’intervento.
  • Ikaro su I blog e la censura preventiva. Mi rinfresca la consapevolezza e mi arricchisce di nuove preziose informazioni sui rischi legali che comporta avere un blog in Italia; ne esco abbastanza spaventato, ma credo che con questo intervento ci abbia reso un buon servizio a tutti.
  • Sean Carlos, da cui apprendo alcune cose nuove sull’ottimizzazione dei siti (in particolare i blog, ed in particolare Wordpress, che cu… fortuna!) per i motori di ricerca (disciplina nota come SEO, Search Engine Optimization);
  • Alberto Mucignat mi fa capire un po’ meglio metodologia Agile e UX Design, stimolandomi a riapprofondirne la conoscenza e risvegliandomi, come accade periodicamente, la passione per lo sviluppo;
  • G.A.S. 2.0: ho appreso che a Roma c’è un gruppo di ragazze che ha messo su un bellissimo progetto per gestire i Gruppi di Acquisto Solidale tramite forum dando l’opportunità di usufruire di questo intelligente modo di acquistare prodotti sani e genuini (filiera corta, biologico, ecosostenibile, ecc…) anche a persone che hanno pochissimo tempo e di solito finisce che acquistano tutto al supermercato;
  • Alex Giordano ci ha presentato l’idea di Techlovers, molto affascinante a mio giudizio. Consiste nel raccogliere, sottoporre e far scegliere al pubblico storie di successi ed insuccessi legati all’uso delle tecnologie, del social networking, delle piccole startup nate in cantina ed acquistate da giganti, ecc… di casa nostra, per poi farne dei documentari da distribuire anche attraverso canali televisivi e dimostrare che nonstante tutto, anche in Italia queste cose sono possibili.

E così se va la mattinata del RomeCamp2008. Rimando alla seconda parte del post il racconto del pomeriggio e le (mie) conclusioni su questa giornata davvero speciale.