La nuova destra
Date le esternazioni dei nuovi leader di questo paese che abbiamo sentito negli ultimi giorni, prima Alemanno e poi La Russa, vorrei riproporre qui il post di Marieta scritto per spiegare la situazione ai non italiani.
Forse ripetere e ripeterci le basi serve a non assuefarci e a renderci conto che stiamo attraversando quel momento che Flores D’Arcais definisce come quello in cui in Italia per la seconda volta la democrazia è precipitata. Certo non solo per le parole dei due neri politici, ma per l’insieme degli attacchi alle istituzioni democratiche (ed ora anche ai fondamenti storici e culturali) della Repubblica Italiana.
Una delle caratteristiche della cosiddetta nuova destra è che al suo interno contiene la vecchia, quella di sempre: i fascisti.
Questo paese è stato (ri)fondato dopo la II guerra mondiale, gli italiani decisero che volevano essere una repubblica e si dotarono di una costituzione (una costituzione normale, di quelle con assemblea costituente). Con tutto quello che è successo da allora, con tutti i problemi, con tutte le piaghe e le calamità che hanno afflitto (e affliggono) questo paese, nonostante tutto, c’erano cose che non si mettevano in discussione. L’Italia commemora la festa nazionale il giorno della liberazione dai nazisti e la costituzione afferma che è una repubblica fondata sui principi della resistenza e dell’antifascismo. È non è solo un modo di dire: ciò che avevano in comune i partiti che fondarono la repubblica era l’antifascismo. La Democrazia Cristiana era anticomunista, ma anche antifascista e aveva svolto un ruolo importante nella resistenza.
È gia un po di tempo che l’antifascismo, diciamo, istituzionale, si sta disfacendo, ma quel che sta succedendo in questi giorni è un po’ troppo. L’altro giorno in una visita ufficiale in Israele (!), il sindaco di Roma ha detto che non poteva condannare il fascismo (non me la sento), le leggi razziali si, ma il regime che le promulgò no. Ieri, nella commemorazione della difesa di Roma (8 Settembre a S.Paolo, ndt) e dell’inizio della resistenza antifascista, ha voluto chiarire le sue dichiarazioni e ha detto che ovviamente non ha dubbi nel condannare “i risultati liberticidi del regime”. E il regime? Non ha detto nulla.
Il fatto che il ministro della difesa, Ignazio Benito La Russa, chieda rispetto per la memoria dei militari che decisero di lottare a fianco dei nazisti, nel suo discorso alla cerimonia istituzionale che commemora l’inizio della resistenza, fondamento di questo paese, non ha nome. O forse si.
Marieta, El meu país d’Itàlia
Aggiornamento: su questo tema è assolutamente da leggere l’articolo di fondo di Furio Colombo apparso oggi su l’Unità.



