Archive for September, 2008

Fascisti – Lo sberleffo di La Russa

di Giovanni De Luna

Articolo pubblicato su Il Manifesto di oggi.

Sono passati più di dieci anni e i ragazzi di Salò sono diventati i paracadutisti veterani del Battaglione Nembo. Era ovvio il tentativo di Ignazio La Russa di legittimare il suo discorso invocando l’autorevole precedente di Luciano Violante nel suo discorso di insediamento a presidente della Camera. Ma è altrettanto ovvio che questa volta lo strappo è molto più radicale e violento. Con quella espressione, nel 1996, Violante lasciava aleggiare sulla repubblica di Salò una sorta di irresponsabilità adolescenziale, o meglio di deresponsabilizzazione.
Spalancando così la strada a una visione assolutoria di quell’esperienza e facendo precipitare in una sorta di fanciullesca ingenuità gli eventi tragici che scandirono il percorso della militanza nella Repubblica sociale italiana (la complicità nella deportazione degli ebrei, la partecipazione diretta alle stragi dei civili, la ferocia della repressione antipartigiana). Era comunque – quello di Violante – un riferimento ai singoli, alle motivazioni soggettive, ai percorsi individuali di quelli che preferirono allearsi con i tedeschi e misero la propria giovinezza al servizio dello sterminio nazista. Questa volta c’è qualcosa di più e di ben peggiore. La Russa ha citato un reparto militarmente organizzato della Repubblica di Salò, consentendosi un’affermazione che mai si era sentita all’interno dei nostri recinti istituzionali e della nostra memoria «ufficiale» in sessanta anni di storia repubblicana. Il battaglione Nembo non era fatto di «ragazzi»; era una unità regolare che – tanto per togliere ogni dubbio sulla sovranità del governo fantoccio della repubblica di Mussolini – si schierò sul fronte di Anzio inserito organicamente nei quadri della Whermacht. I 350 paracadutisti comandati dal capitano Corradino Alvino, furono infatti utilizzati nell’ambito dei reggimenti 10˚ e 11˚ d’assalto della 4˚ Divisione Paracadutisti germanica. Altro che difesa della patria italiana! Quei militari funzionarono come ausiliari dell’esercito tedesco, obbedirono a una strategia che mirava a fare del nostro territorio nazionale un immenso e sanguinoso campo di battaglia nell’intento di ritardare il più possibile l’avanzata degli anglo-americani verso i «sacri» confini del Terzo Reich. Fu una guerra con i tedeschi e per i tedeschi quella combattuta dai paracadutisti del battaglione Nembo. Fu una scelta riassunta nella tragica parola d’ordine «onore e fedeltà al camerata tedesco». Ignazio La Russa sembra rivendicarla ancora oggi, quando è ormai accertato che quello slogan significò il prolungarsi delle sofferenze del nostro popolo, la possibilità per i nazisti di completare le loro razzìe contro gli ebrei e i partigiani, il protrarsi dell’incubo delle rappresaglie e delle stragi che causarono la morte di quindicimila civili italiani. Il fatto che La Russa abbia scelto per il suo strappo la celebrazione dell’8 settembre e il ricordo dello scontro sostenuto a Porta San Paolo da patrioti italiani contro le truppe tedesche configura poi un paradosso che segnala anche un sinistro corto circuito tra la memoria storica di questo paese e le istituzioni che lo rappresentano. Un ministro della Repubblica celebra le vittime di quello scontro, considerato la data d’inizio della resistenza, elogiando quelli che si schierarono con i loro carnefici! Sembra quasi un tragico sberleffo.

Plastic Logic Reader

Al Demo ‘08 fall, una conferenza svoltasi a San Diego (California) pochi giorni fa, in cui vengono presentate in anteprima le novità tecnologiche imminenti, è stato presentato il prodotto che da tanto tempo sto sognando.

Si tratta di una semplice tavoletta, sottile e leggera (un terzo del Mac Air), con un display touch-screen in grado di visualizzare file in vari formati standard ed una connessione wireless. La leggibilità sembra essere molto migliore di quella di uno schermo LCD, anche se ancora non è come la carta stampata, ma il vantaggio di portarsi dietro una semplice tavoletta invece di montagne di carta (documenti, giornali, riviste, ecc…), secondo me non ha prezzo.

Un video vale più di mille parole:

LHC al CERN: costi e benefici

Siccome già lo so che qualcuno comincerà a chiedere se vale la pena spendere immense fortune per mega esperimenti che mettono in pericolo il pianeta, mi preparo. Per quel che riguarda la (poco) simpatica fregnaccia del buco nero che c’inghiottirà in quattro anni vi rimando al post di Va_lentina che sottoscrivo in pieno. Mentre per quel che riguarda i costi mi sono documentato.

Costi

Il costo totale dell’esperimento LHC (approvato nel 1995) è di 2,6 miliardi di Euro, finanziati principalmente dai 20 stati membri del CERN nell’arco di 11 anni (fonte: sito ufficiale inglese del progetto LHC), nonstante i fisici ci lavorino in realtà fin dal 1981. Per capire quanto piccola sia questa cifra rispetto ai benefici, basti pensare che per le olimpiadi di Londra del 2012 è previsto un budget che può arrivare a 11,2 miliardi di Euro (fonte: BBC news). Il costo della guerra in Iraq è già oltre i 500 miliardi in soli 5 anni (fonte: zFacts.com). La finanziaria 2008 è prevista in 11 miliardi e il fatturato da traffici illeciti della ‘ndangheta è stimato in 40,6 miliardi nel solo 2007 (fonte: rapporto Eurispes ‘Ndrangheta Holding – Dossier 2008).

Rappresentiamo graficamente questi costi, normalizzandoli alla spesa annuale (per le olimpiadi assumiamo 4 anni):

Il costo del progetto LHC

Il costo del progetto LHC

Benefici

A parte le ovvie conseguenze sulla comprensione del mondo che qualsiasi avanzamento nelle conoscenza scientifica comporta, gli esperimenti di una tale complessità tecnologica rappresentano delle sfide il cui superamento è già un enorme beneficio, in termini di tecnologia, a prescindere dall’esito dell’esperimento. Basti pensare alla quantità di scienziati che si formano e studiano grazie a questo progetto, che poi applicheranno le loro conoscenze in altri ambiti, anche produttivi nel senso più comune del termine. Dalla soluzione di piccoli problemi o dall’osservazione di fenomeni durante la preparazione dell’esperimento, nascono tecniche che poi si rivelano fondamentali per lo sviluppo dell’umanità o trovano applicazione immediata nella tecnologia. Molto prima della conclusione stessa dell’esperimento. Cito solo due esempi:

  • Con la realizzazione dei primi acceleratori di particelle si è scoperta la radiazione di sincrotrone e si è imparato a generla, controllarla ed utilizzarla. Oggi è una risorsa alla base di tantissime applicazioni tecnologiche, dalle nanotecnologie ad applicazioni mediche per il trattamento dei tumori.
  • Proprio al CERN di Ginevra è nato il World Wide Web, con lo scopo di poter gestire e comunicare agevolmente l’immensa messe di dati generata dagli esperimenti.

Speriamo che l’attenzione mediatica di questi giorni sul CERN e sull’esperimento LHC aiuti la nostra classe politica a capire che gli investimenti sulla scienza non vanno tagliati, ma moltiplicati. Che i cervelli non vanno fatti emigrare, ma bisogna incentivarne il ritorno. Che la conoscenza e il sapere sono i campi più produttivi in cui investire.

Post correlati:
Collisioni
La fisica delle stelle

Collisioni

Large Hadron Collider

Large Hadron Collider

Ore 13.56: parte il secondo fascio di protoni.

Ore 11:11: sembra che i protoni stamattina abbiano effettuato un giro di prova nel circuito, in un senso solo e con successo.


Sono le 11.01, i protoni a quest’ora staranno già correndo assai, anche se non so se abbastanza per far generare bosoni di Higgs scontrandosi.

Anche se non faccio il fisico di professione, questa giornata la sento come speciale. Mi ricordo due cose: il modello a scala ridotta di uno dei magnetoni del rivelatore dell’LHC nel ballatoio al primo piano dell’edificio di Fisica alla Sapienza, dove studiavo e la lezione di Maiani in cui ci introdusse il modello standard e per la prima volta sentì parlare del bosone di Higgs. Era la “particella di Dio”, come la definì Leon Max Lederman, proprio per sottolineare l’importanza di questa particella nel validare o mettere in crisi tutto il complesso di teorie su cui si basa la fisica moderna.

Nel frattempo chiedo agli amici e lettori dal nord (specie se vicini al confine con la svizzera) di battere un colpo. Non vorrei fossero già precipitati nel buco nero.


CERN Rap from Will Barras on Vimeo.

Post correlati:
La fisica delle stelle

La Repubblica condivisa

di Furio Colombo

Articolo pubblicato su l’Unità di oggi.

«Il Presidente della Repubblica ha ricordato la dignità dei militari italiani che furono deportati in Germania perché rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Di diverso avviso il ministro della Difesa». Cito dal Tg 1, ore 20, 8 settembre. In linguaggio deliberatamente piatto non nasconde il fatto certamente eccezionale: il ministro della Difesa La Russa, post-fascista, è di «diverso avviso» sul fascismo.

Infatti la vera frase del ministro è un omaggio alla Repubblica fascista di Salò nel giorno in cui il capo dello Stato stava celebrando, da solo, la Resistenza contro i tedeschi a Roma. C’era anche il sindaco di Roma, alla cerimonia, Alemanno, post-fascista anche lui. Il sindaco aveva detto il giorno prima il suo sentimento di rispetto verso il fascismo. Dunque, per prima cosa, è doveroso inviare da questo giornale un pensiero grato e solidale al Presidente Napolitano che ha celebrato la Resistenza italiana non con le autorità presenti ma insieme a tutti gli italiani che, come lui, credono nella Resistenza e nella Costituzione.

Per i più giovani, forse, è utile un chiarimento.

Che cos’è il fascismo? È un progetto di potere che non bada a spese di vite umane per affermare e rafforzare quel potere. Ha due nemici: chiunque all’interno di un Paese colpito dal fascismo, si opponga. E chiunque (o qualunque altro Paese) fuori dai confini nazionali, sia o diventi ostacolo all’espandersi del regime fascista. Ha tre comandamenti che, in Italia, erano scritti a caratteri immensi su tutti i muri: «Credere, Obbedire, Combattere». Il primo comandamento impone l’accettazione fanatica di una dottrina inventata. Nel caso italiano si chiamava «mistica fascista». I praticanti di quella mistica (cittadini di tutte le età) non avevano scampo. L’intimazione di credere è sempre una intimazione violenta. Significava che un livello superiore, forte abbastanza da lanciare quella intimazione, aveva conquistato potere assoluto con sangue, sottomissione, violenza e complicità.

Obbedire significava l’umiliazione di tutti davanti ai pochi che decidono di vita e di morte. Ci sono sempre, nella storia di tutti i popoli. Sono sempre i peggiori. E cadono fuori dalla storia a causa delle rivolte di libertà. Ma quando comandano non badano a sangue, dolore, umiliazione, morte per farsi ubbidire.

Combattere è il comandamento obbligato. Se sei fascista, o sottoposto al fascismo, c’è sempre qualcun altro da uccidere, persona, famiglia, gruppo o popolo.

Il fascismo per vivere ha bisogno di censura ferrea al fine di impedire anche il minimo alito di libertà. Il fascismo ha bisogno di paura perché ognuno, fascisti e non fascisti, resti al suo posto senza discutere. Il fascismo ha bisogno di miti per organizzare riti che sono sempre evocazioni di stragi. Quei miti sono invenzioni nel vuoto di cultura e di storia, e quei riti sono sempre armati, in attesa che siano pronte nuove vittime da immolare sugli altari della Patria.

La Patria è un mostro al quale, come tributo di grandezza e di difesa dei sacri confini, bisogna sempre tributare un doppio sacrificio: i propri figli, mandati comunque a combattere, dopo aver creduto e obbedito, perché non ci può essere pace fino alla vittoria del fascismo (al di là di un mare di sangue). E il sacrificio di altri popoli, scelti secondo una fantasia arbitraria (il fascismo non deve rendere conto a nessuno) dunque malata, in base a una dottrina di sangue, anch’essa malata che predica: «molti nemici molto onore». Vuol dire che a ogni guerra segue altra guerra, ad ogni persecuzione altra persecuzione.

Il fascismo italiano, giunto a uno dei momenti più alti e pieni del suo mortuario potere (1938) ha visto e identificato gli ebrei, gli ebrei italiani (italiani da secoli, al punto che persino alcuni di essi erano e si dichiaravano fascisti) come nemico finale e mortale.

Nemico da identificare, braccare, catturare, distruggere.

Per sapere quanto il progetto fosse esteso e totale, profondamente fascista e completamente auto-generato dal fascismo, basterà rileggere il pacchetto delle leggi razziali italiane. Da esse non traspare l’impeto brutale e cieco di un momento di barbarie. Si tratta invece di un disegno accurato e giuridicamente impeccabile per sradicare ogni vita, ogni professione, ogni lavoro, dal laticlavio senatoriale al lavoro manuale. L’impossibilità di dare, di avere, di possedere, di lavorare, di restare, di andare via, di essere padri, madri, coniugi, figli, fratelli, neonati, malati, vegliardi morenti, bambini nelle scuole. Tutto chiuso, impedito, escluso, proibito, vietato, ogni porta murata subito e per sempre.

Quando, da parlamentare della tredicesima legislatura, ho scritto, firmato, fatto firmare (anche da deputati di Forza Italia e di An) la «legge che istituisce il Giorno della memoria», questo ho inteso fare: affermare che la Shoah è un delitto italiano. Senza le leggi italiane e il silenzio quasi totale degli italiani, la Germania nazista non avrebbe potuto imporre a tutta l’Europa il suo delitto. Tremendo delitto. Ne è una prova la Bulgaria dove – come testimonia in un suo non dimenticato libro Gabriele Nissim – il presidente del Parlamento locale Dimitar Peshev, uomo di destra in un Paese occupato da tedeschi nazisti e da italiani fascisti, si è rifiutato, insieme alla sua assemblea, di approvare le «leggi per la difesa della razza» scrupolosamente copiate dal modello italiano. I persecutori tedeschi e italiani non hanno potuto toccare un solo cittadino ebreo bulgaro.

«Il Giorno della memoria», vorrei ricordare a chi ne ha discusso su questo giornale ieri, esiste non per dare luogo a una cerimonia, ma per ricordare che gli ebrei italiani e gli ebrei stranieri che avevano creduto di trovare rifugio in una Italia buona, sono stati cercati, isolati, catturati e messi a disposizione dei carnefici tedeschi da fascisti italiani. E tutto ciò è avvenuto nel silenzio di altri italiani che a quel tempo avevano un’autorità e un ruolo. I perseguitati, in Italia, sono stati aiutati e salvati, quando possibile, quasi solo da persone e famiglie che hanno rischiato in segreto la vita, dunque da persone verso cui l’Italia ha un debito immenso (l’Italia, non gli ebrei che non avrebbero dovuto essere vittime), un debito che non è mai stato riconosciuto o celebrato. È anche per questo – ricordare e onorare l’italiano ignoto che non ha ceduto, che non ha ubbidito, che non ha combattuto la sporca guerra della razza, che esiste il «Giorno della Memoria».

Ma esiste anche per ricordare che il Parlamento fascista italiano ha approvato all’unanimità, al grido di «viva il Duce» alla presenza di Mussolini, le leggi dette «per la difesa della razza», articolo per articolo, fra discorsi deliranti, il cui testo si può ancora trovare negli archivi di Montecitorio, e frenetici applausi.

«Il Giorno della memoria» esiste per rispondere a chi osi pronunciare la inaccettabile frase sull’«onore dei combattenti di Salò», per esempio l’attuale ministro Italiano della Difesa La Russa. I combattenti di Salò sono stati coloro che hanno cercato, arrestato, ammassato nelle carceri italiane e poi consegnato alle guardie e ai treni nazisti quasi tutti gli ebrei italiani che nei campi di sterminio sono scomparsi. Sono stati quegli onorati combattenti di Salò a consegnare Primo Levi ai nazisti per il trasporto ad Auschwitz. Negli Stati Uniti, nessuno, per quanto di destra, si sognerebbe di difendere la schiavitù come una onorevole pagina della storia americana. E in nessun paese d’Europa si è mai assistito a una celebrazione di governo verso coloro che hanno collaborato con i nazisti e fascisti che occupavano i loro Paesi.

Le parole del sindaco di Roma e del ministro della Difesa italiano sono più gravi perché riguardano l’immenso delitto della Shoah di cui l’Italia fascista è stata co-autrice e co-protagonista. E’ vero che l’Italia fascista, con il suo codice di violenza, il suo impossessamento crudele delle colonie (di cui Gheddafi, oggi ha chiesto e ottenuto il conto) e la sua relativa modernizzazione dell’Italia ha avuto in quegli anni un suo prestigio e un suo peso in Europa. Ma proprio per questo il delitto razziale italiano si è esteso al peggio di tutta la sanguinosa Europa fascistizzata, e la responsabilità del regime italiano in quegli anni e in quel delitto è stata immensa.

Molti avranno notato che il Presidente della Repubblica, l’8 settembre a Roma, ha parlato da solo a nome dell’Italia libera (libera dal fascismo e dalla persecuzione razziale) nata dalla Resistenza e ha indicato il solo vero valore condiviso: la Costituzione.

È un giorno di tristezza e vergogna per coloro che c’erano, in Italia, quando gli ispettori della razza entravano nelle scuole, quando le brigate nere provvedevano a trovare e consegnare ai tedeschi gli italiani ebrei. Ed è bene ricordare al ministro della Difesa di questa Repubblica, nata dalla Resistenza che gli è estranea, che nella sua Repubblica di Salò i delatori venivano compensati (dai fascisti, non dai tedeschi) con lire cinquemila per ogni ebreo catturato e mandato a morire.

È un giorno di gratitudine verso Giorgio Napolitano che ha detto agli spettatori di sequenze televisive che saranno sembrate un film brutto come un incubo, che è la Resistenza, non Salò, il fondamento dell’Italia democratica, che è la Costituzione antifascista il nostro codice condiviso.

Il resto, aggiungo in nome della memoria che ho cercato di mantenere viva nella legge che porta quel nome, è spazzatura della storia