Morti d’amianto

Amianto di preju_13

Amianto di preju_13

Domenica scorsa ho visto una puntata molto bella di Blu Notte che consiglio vivamente di andare a vedere sul sito della RAI. Il buon Lucarelli ha messo insieme, come al solito, un eccellente documentario per farci capire la portata del tragico problema dell’amianto, sia per i lavoratori che per gli abitanti di territori ed ambienti inquinati da quel materiale. Lucarelli ha una grande capacità: quella di farti “rendere conto” per davvero della dimensione quantitativa di un problema. Ad esempio ti informa che secondo le statistiche ogni anno nel mondo muoiono 120.000 persone per colpa dell’amianto, ma lo stesso dato diventa molto più significativo se espresso in maniera diversa: in media ogni 5 minuti una persona nel mondo muore per colpa dell’amianto. E secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità il picco di morti per amianto si avrà tra il 2015 e il 2020. Proprio perché i danni da amianto tardano molti anni in manifestarsi. E si sbaglia a pensare che sia un problema solo di chi ha lavorato o lavora nelle fabbriche in cui si produce questo materiale. Sebbene l’Italia l’abbia messo al bando nel 1992 ed abbia avviato una campagna di bonifica su tutto il territorio nazionale, molte volte viene smaltito male o nascosto. Questo perché come accade spesso per i rifiuti pericolosi, viene gestito da imprenditori senza scrupoli o addirittura dalla criminalità organizzata. E quindi c’è ancora amianto in molte case popolari (vedi ad esempio le Case Bianche di via Feltrinelli a Milano), nelle navi civili costruite prima del 1992 e nei molti siti non ancora censiti.
Il problema è ancora più grave a livello planetario, se si considera che solo alcuni paesi hanno provveduto alla messa al bando dell’amianto. Sono grandi produttori d’amianto ancora il Canada, il Brasile, la Russia e la Cina. In Cina e in India si da addirittura da lavorare a cottimo a casa.

Mi hanno colpito molto le considerazioni finali di Lucarelli. In Italia, repubblica fondata sul lavoro, di lavoro si muore. Sia avvelenati lentamente, come nel caso dell’amianto, sia in maniera violenta ed improvvisa per mancanza di adeguate misure di sicurezza. Solo nei primi mesi del 2008 ci sono stati mezzo milione d’incidenti e 534 vittime. Se si considera che nel 2007 gli omicidi sono stati 663, 400 in meno rispetto al 1995 – e poi parlano d’insicurezza… (fonte: rapporto Censis 2007), si capisce che l’incidenza è doppia rispetto alle morti violente per omicidio. Eppure la rabbia e la paura dell’opinione pubblica si scatenano solo per le storie di serial killer o di spettacolari omicidi di provincia, sui quali la copertura mediatica è straordinaria e martellante. E invece dei processi contro i responsabili della mancanza di misure di sicurezza non si sa nulla. Non si sa nulla delle assoluzioni per prescrizione dei termini e dei casi di “denegata giustizia per i lavoratori”. Si sa magari delle condanne in primo grado, ma passano in sordina le assoluzioni in appello. Tranne quando l’incidente è spettacolare come nel caso dell’incendio della Thyssen Krupp, buono per speculazioni elettorali.

Viene da pensare, come sottolinea Lucarelli, che dietro il problema della sicurezza sul lavoro ci sia la logica agghiacciante di considerare il lavoro esclusivamente come produttore di soldi e non come produttore di vita. In questa logica la morte è solamente un costo, che si può calcolare ed ammortizzare. Dice bene Massimo Carlotto:

risarcire un operaio morto costa meno che salvargli i polmoni

Per saperne di più:

2 Responses to “Morti d’amianto”

  1. stellavale  on October 7th, 2008

    Di lavoro si muore, e sotto il silenzio di tutti…

  2. Gibilix  on October 7th, 2008

    Hai ragione, e la cosa assurda è che tutti si sentono minacciati dal terrorismo e dallo straniero, ma non dall’insicurezza delle cose che facciamo di più: lavorare e guidare.


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