Soluzione al cambiamento climatico
Una grande nube nera oscurerà il cielo e le tenebre riempiranno di
freddo il pianeta tutto
Non è la descrizione dell’apocalisse, né l’invasione da parte degli alieni, ma una terapia shock per dare una botta di raffreddamento all’atmosfera e fermare o mitigare il riscaldamento globale.
Detta così sembra una clamorosa stupidaggine ed è possibile che lo sia, ma vale la pena ascoltare e capire meglio cosa c’è dietro.
Su TED, un sito molto interessante che si propone di divulgare idee nuove e rivoluzionarie, ho trovato un’interessante conferenza di David Keith, scienziato ambientale dell’Università di Calgary, che propone l’immissione di una immensa nube di cenere nell’atmosfera, con lo scopo di deflettere luce e calore solari in misura sufficiente a provocare un raffreddamento tale da compensare il riscaldamento globale dell’atmosfera.
L’idea nasce dall’osservazione di dati ambientali in occasione di eventi naturali catastrofici, come il caso del vulcano Pinatubo, nelle filippine. Il suo gruppo di studio ha osservato che in concomitanza con diverse eruzioni del genere, le curve di concentrazione di CO2 atmosferico diminuivano drasticamente dando un po’ di “ossigeno” al pianeta e alleviando temporaneamente il problema dell’effetto serra. Il fenomeno è stato messo in relazione alla generazione dell’immensa nube di cenere vulcanica che avrebbe avuto l’effetto di oscurare il sole quanto basta.
Da questa osservazione nasce l’idea di provocare artificialmente tali immissioni e riportare i livelli di CO2 alla normalità.
Ovviamente ne so troppo poco per capire un idea del genere sia scientificamente valida, ma nella presentazione di David Keith ci sono degli spunti interessanti. Anzitutto noi lottiamo giustamente per ridurre l’immissione di gas serra e per un sviluppo sostenibile e su questo non ci piove. Ma secondo molti studi, il tasso di crescita delle immissioni degli ultimi anni è di gran lunga superiore a quello ipotizzato una decina di anni fa come peggior scenario possibile. In pratica ci stiamo comportando molto peggio delle peggiori ipotesi fatte quando ci si è cominciati a preoccupare del cambiamento climatico. Questo potrebbe voler dire che cambiare radicalmente il nostro modello di sviluppo è necessario, ma non sufficiente. Se anche cominciassimo ad essere virtuosi adesso, i benefici si vedrebbero tra molti anni e nel frattempo subiremmo comunque una catastrofe ambientale.
Da qui l’esigenza di studiare metodi per fare di più. E scopro che c’è una disciplina che si chiama geoingengneria o ingegneria planetaria, che ricerca proprio in questo campo. È la stessa disciplina che studia ad esempio il terraforming o l’ecopoiesi, termini che si riferiscono alla possibilità di ricreare un’atmosfera di tipo terrestre in altri ambienti, come ad esempio sulla luna o su marte e addirittura di riprodurre i meccanismi di formazione degli ecosistemi.
Tra le critiche a questo tipo di approccio c’è ovviamente quella che si conosce ancora troppo poco in merito per poter prevedere il risultato di esperimenti su grande scala e quindi il fatto che non si può sperimentare mettendo a rischio l’intero pianeta. L’altra critica riguarda il fatto che la geoingegneria può essere vista come mezzo per mettere toppe e dare la scusa per evitare d’impegnarsi nella ricerca di uno sviluppo alternativo e sostenibile.
Altro materiale su cui riflettere!






