Cultura

Cose che vale la pena ricordarsi prima di meravigliarsi di fenomeni sociali, scelte politiche difficili da comprendere, comportamento dei media e pubblicità.

Secondo fonti che personalmente reputo attendibili, solo un italiano su cinque possiede le competenze minime di lettura, scrittura e calcolo indispensabili a muoversi in una società complessa. Cioè è pienamente in grado di:

  • leggere un grafico
  • controllare i conti forniti dall’impiegato in banca
  • leggere e capire un testo in prosa
  • leggere e capire un giornale, un avviso o un’istruzione.

Ben il 5%, cioè 1 su 20, è da considerarsi totalmente analfabeta, cioè totalmente incapace di distinguere lettere e numeri. Ma la cosa più allarmante di tutte è che i tre quarti della popolazione, pur avendo conseguito elevati titoli di studio ha difficoltà grandi a capire o scrivere un semplice testo (analfabeti funzionali pari al primo livello) o ci riesce assai male ed è definita con un eufemismo sociologico “a rischio di analfabetismo di ritorno”.

La fonte di questi dati è la recensione di Luisa Carrada del libro intervista a Tullio De Mauro La cultura italiana.

Guerrilla Marketing

Io l’ho sempre detto che alla Microsoft sono veramente indietro di vent’anni in fatto di marketing.

La Sun invece è un passo avanti.

Finiscono le feste, inizia la primavera

Oggi è davvero primavera a Roma. Che sia anche un buon auspicio per le elezioni non lo so, anche perché quasi sempre le elezioni sono in primavera. Anche quando vanno malissimo.

Di fatto oggi ho deciso per la prima volta di indossare tuta, scarpe da ginnastica e fare la prima uscita per correre e cominciare a smaltire il sovraccarico alimentare delle feste (si, le mie feste durano da metà dicembre a Pasqua, e allora?). Nel preparare la borsetta che dovrà contenere l’ipod, il cellulare e le chiavi (ed oggi anche la tessera elettorale e un documento) ho ritrovato inaspettatamente questa mappa:

Oltre a ricordarmi con grande piacere, il viaggio in cui è stata utilizzata, mi è sembrato un segno, un’altro invito a riprendere a scrivere sul blog da parte di un blogger che ho avuto il piacere di conoscere in questa settimana insieme ad altre persone stupende, riunite in una specie di barcamp internazionale a casa nostra e che saluto tutte con molto affetto.

Buone feste

il bello dei giorni che poi devo partire è che sono costretto ad andare a lavoro a piedi e capita di vedere immagini così.

Buone feste.

Dalla Siberia alla Garbatella

L’osteria è una di quelle tipiche della vecchia Roma. Una specie di scantinato di un palazzo popolare della Garbatella. Dalla strada scendi le scalette ed entri nell’unica sala dove c’è una tavolata unica da un lato e altre due file di tavolini: una al centro e una dal lato opposto alla grande tavolata.

siberia

Si mangiano i piatti tipici della tradizione romana: rigatoni alla Amatriciana, Gricia, Carbonara, fettucine ai funghi, al sugo della Coda alla Vaccinara, la Coda alla Vaccinara, i Saltimbocca, la Coratella, l’Abbacchietto, le Polpette al Sugo, la Cicoria Ripassata, eccetera eccetera. Le porzioni sono immense. Il vinello è quello classico dei castelli, ma onesto, anzi superiore alla media dei vini della casa.

Ti siedi e t’immagini che in quell’osteria a quel tavolo, quarant’anni fa, un operaio della centrale elettrica Montemartini o della Romana Gas o delle ferrovie, chiamiamolo Ermanno, sarebbe stato seduto al tuo posto a discutere con un compagno di fabbrica davanti ad un vinello simile, ma un po più denso. Era ed è un quartiere rosso la Garbatella. Forse Ermanno credeva ancora nel Comunismo e nel suo immaginario di eroi c’era ancora l’Armata Rossa.

Oggi nell’osteria ci serve una simpaticissima signorona bionda. Non è della Garbatella, non è neanche romana. Mentre noi a fatica ci riprendiamo dal freddo gelido della giornata più fredda dell’inverno (dicono quelli che hanno la palla di vetro), lei è sbracciata come se fosse agosto. Le chiediamo di dov’è e ci dice che è russa, di una zona oltre la Siberia. Non immaginavamo neanche che esistesse qualcosa “oltre” la Siberia, ma si capisce perché alla signora, chiamiamola Olga, questo che noi consideriamo freddo non le faccia un baffo.

Dopo la pantagruelica mangiata di Gricia, Fettuccine ai Funghi, Polpette al Sugo e Bucatini alla Amatriciana chiediamo ad Olga cosa si mangia là, “oltre” la Siberia. E dalle chiacchere viene fuori che lei aveva vissuto, oltre che “oltre” la Siberia, anche a Vladivostock, dall’altra parte del mondo, a Praga e poi, dopo il crollo dell’Unione Sovietica era finita a lavorare a Roma, mentre il marito, aviatore militare dell’URSS, era rimasto laggiù, “oltre” la Siberia.

Chissà cosa avrebbe pensato Ermanno se avesse saputo che a quel tavolo quarant’anni dopo, avrebbe servito la moglie di un aviatore dell’Armata Sovietica.